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Deflections, “deviazioni” contemporanee in mostra a Lecce

Pubblicato | da Redazione

Cinque artisti contemporanei. Cinque diverse angolazioni. Cinque deviazioni visive. Si intitola “Deflections” la mostra che sarà inaugurata sabato 4 giugno 2022, alle 19, nell’ex chiesa di San Francesco della Scarpa, a Lecce. Ideata e curata da Giacomo Zaza, in collaborazione con la Galleria Tiziana Di Caro di Napoli, patrocinata dalla Provincia di Lecce e dal Polo Biblio-Museale Castromediano, “Deflections” è un percorso che segue molteplici direttive e mette in campo una nuova relazione tra spazio e produzione artistica.

Attraverso tecniche diverse, i cinque autori compiono autentiche “deviazioni” con le quali ci restituiscono frammenti di mondo, di esperienze, di contemporaneità. Nella continua rincorsa tra reale e virtuale, l’arte esplora e deforma situazioni, sentimenti, contesti.

Antonio Della Guardia di Salerno; Shadi Harouni di Hamedan (Iran); Glenda Leòn, La Habana (Cuba); Paola Mancinelli di Taranto; Lina Selander di Stoccolma (Svezia), sono i cinque artisti che con le loro opere renderanno unica la chiesa sconsacrata nel cuore del capoluogo salentino.

“Ad ogni artista corrisponde una deviazione cognitiva e visiva – spiega Zaza, il curatore della mostra – ciascuna deviazione ci allontana dai campi abituali, che oggigiorno possiedono un elevato tasso di mediatizzazione schematizzante, e ci avvicinano a immagini nate dall’esplorazione, dal racconto, dalla negoziazione. Immagini che possiedono implicazioni culturali e politiche”.

Antonio Della Guardia sviluppa un’indagine sui condizionamenti imposti dalla sfera del lavoro sul corpo, sui processi cognitivi e sugli ambiti intimi della vita privata, immaginando forme e strategie poetiche di emancipazione condivisa. Le opere “Per un Prossimo Reale 2021” prendono spunto dagli studi di William Horatio Bates (1860-1931), medico statunitense noto per aver elaborato un metodo di rieducazione della vista senza l’uso di occhiali.

Shadi Harouni adopera molteplici tecniche: la scultura, il video, l’incisione, la scrittura, la fotografia. I temi che sviluppa sono radicati nella storia dell’Iran, suo paese di origine; spesso si serve della parola per connettere questa storia con una esperienza universale legata alla perdita, alla repressione, alla guarigione e all’audacia. Il suo lavoro riguarda la politica dello spazio e dello sguardo, e la tensione tra l’atto di rivelare e quello di occultare.

Glenda Leòn nel video “Hablando con Dios”, affronta la tecnologia come fenomeno contemporaneo, e la desacralizzazione e decentralizzazione di ciò che è canone. Mentre l’ambiente di una chiesa cattolica può suggerire una conversazione intima con un Essere Superiore, un’esaltazione della Fede, il fatto che le persone siano assorte nei loro telefoni cellulari solleva una riflessione sul ruolo che le tecnologie giocano nella nostra vita oggi. È possibile, allora,
attualizzare la Fede?

Paola Mancinelli con “La nostalgia del nome, 2022”, elabora una particolare “visione” sull’abilità tutta umana di misurare il mondo, più precisamente di attraversarlo. Ma, rammenta l’artista, l’attraversamento comporta sempre il confronto con l’ignoto, “l’incommensurabile”, ed anche il suo perimetro. La mente si addentra in un’esplorazione inedita lungo orizzonti che possono assumere le sembianze di un lungo listello dorato (una cornice) su cui è posata una fila di ditali colmi di argilla, tranne l’ultimo che è vuoto. Segno dell’incertezza e dell’inconoscibile.

Lina Selander propone l’installazione “The Weight of Images”, composta da un tavolo poggiato su uno specchio, che si trasforma in schermo riflettendo le immagini di un video collocato nella superficie sottostante il piano. Nel video si susseguono immagini che scorrono lentissime, alcune delle quali prese da album di fotografie; sono citazioni di diversa intensità relative all’olocausto degli ebrei, spesso non del tutto visibili, ma solo frammentate. Alcune delle foto che vediamo susseguirsi sono state scattate nelle camere a gas.

Elemento non secondario della mostra è il contesto in cui si svolge. La struttura iconografica e architettonica dell’ex chiesa di San Francesco della Scarpa contribuisce in modo sostanziale al mutamento della stessa percezione delle opere d’arte.