Piani Alti
Da Taranto-Grottaglie non si vola, ma Enac certifica l’aeroporto
Chi pensava che intorno all’aeroporto di Taranto-Grottaglie si fosse allentata l’attenzione, sbagliava di grosso. E’ bastato solo paventare la possibilità di una ripresa dei voli commerciali per vedere di nuovo i muri alzarsi contro questa ipotesi. A scendere in campo con lunghe interviste è il numero uno dell’Enac (Ente nazionale aviazione civile), Vito Riggio le cui argomentazioni hanno, ovviamente, trovato ampio spazio e condivisione sugli organi di informazione d’ispirazione barese.
Il mantra è sempre lo stesso: quattro aeroporti non reggono in Lombardia, figuriamoci in Puglia. Intanto bisogna precisare che allo stato attuale gli scali inseriti nel piano nazionale degli aeroporti sono tre: Bari (scalo strategico), Brindisi e Taranto (di interesse nazionale) e sono tre anche gli scali che hanno ottenuto dall’Enac il rinnovo del “Certificato di Aeroporto”, rilasciato in conformità al Regolamento Europeo 139/2014 e si tratta, ancora una volta, di Bari, Brindisi e Taranto-Grottaglie. Foggia, quindi, in questo momento ha serie problematiche strutturali da risolvere, per cui andrebbe considerato a parte.
Taranto-Grotaglie, invece, è uno scalo perfettamente operativo, al pari dei “fratelli” baresi e brindisini, ma è trattato come il fratellastro povero nei romanzi d’appendice: isolato e maltrattato da tutti. A cominciare dalla classe politica locale che, tranne rari casi, non si è mai battuta seriamente per il pieno utilizzo dello scalo preferendo piegarsi a logiche di appartenenza partitica quasi sempre eterodirette da Bari.
Ciò premesso, va onestamente riconosciuto, che se Taranto-Grottaglie entrasse in attività con gli stessi servizi di Bari e Brindisi, si determinerebbe una sovrabbondanza di offerta che rischierebbe di far saltare l’equilibrio economico raggiunto in questi anni da Aeroporti di Puglia (società di gestione degli scali regionali). E’ altrettanto, innegabile, però, che Taranto ha caratteristiche che gli altri scali non posseggono e che potrebbero essere messe al servizio del potenziamento del sistema dei trasporti non solo della Puglia, ma dell’intero Mezzogiorno.
Nel precedente piano regionale dei trasporti e anche nel piano nazionale degli aeroporti, per Taranto-Grottaglie veniva indicata la vocazione cargo che è una grande opportunità, soprattutto nell’ottica della logistica integrata con il porto ionico, con il porto di Brindisi, con le aree dell’arco ionico lucano e calabrese. Si tratta di un’opzione messa in campo oltre dieci anni fa, con relative promesse di finanziamento per il necessario potenziamento infrastrutturale. Ma dei soldi e delle opere annunciate dai vari assessori regionali ai Trasporti, nulla è mai stato realizzato. A marzo del 2014, l’assessore Giannini parlava di disponibilità di 12 milioni di euro per il miglioramento della rete viaria e di 29 milioni per la pista di rullaggio e il nuovo piazzale di sosta degli aerei.
Sicuramente affascinante è anche il progetto dei voli cargo suborbitali per collegare Taranto con la California in due ore. Bellissimo. Ma anche in questo caso, ponendo per ipotesi che la tecnologia aeronautica rendesse disponibile da domani questi trasporti, senza l’infrastrutturazione e la logistica necessaria: piazzali, depositi, strade, sarebbe impossibile realizzare questa opzione. Il vero problema è che mentre per gli aeroporti di Bari e Brindisi sono stati investiti, giustamente, decine di milioni di euro per il loro potenziamento e adeguamento alle nuove e crescenti necessità, per Taranto (dopo l’allungamento della pista, funzionale all’insediamento di Alenia), non è stato più speso un euro. Figli e figliastri, appunto.
Accanto al cargo e all’insediamento di industrie ad elevata tecnologia nelle aree del sedime aeroportuale, le altre opzioni che concretamente si potrebbero mettere in campo sono i voli charter e i collegamenti intercontinentali. Sempre nell’ottica di non entrare in conflitto con gli altri scali pugliesi, Taranto potrebbe rivelarsi uno scalo funzionale alle esigenze degli operatori turistici della costa ionica pugliese, lucana e calabrese e dei tanti e prestigiosi villaggi e residence che sono sorti in quelle aree. Per i voli intercontinentali l’Arlotta potrebbe, finalmente, rendere produttiva la sua pista di 3,2 km (una delle più lunghe d’Italia), dove già atterranno e decollano i Boeing provenienti e diretti in Usa per il trasporto delle sezioni di fusoliera in fibra di carbonio prodotte nello stabilimento Leonardo Finmeccanica (già Alenia).
In entrambi i casi si tratterebbe di voli che non avrebbero cadenza giornaliera, per cui l’organizzazione dei servizi a terra, sarebbe più facile, con costi contenuti e ammortizzati dalle maggiori entrate derivanti dall’incremento dei traffici. Se a Taranto-Grottaglie si attivassero i trasporti cargo, i voli charter e intercontinentali con il parallelo insediamento di attività industriali ad elevata tecnologia nel settore dell’aerospazio, se ne avvantaggerebbe l’intera regione e sarebbe un potenziamento dei trasporti. Si tratta, infatti, di opzioni che non si sovrappongono con le attività svolte a Bari e Brindisi. Non una questione di campanile, quindi, ma proposte di business per Adp e di miglioramento dei servizi per la Regione Puglia.
Negli ultimi giorni e sulla generosa spinta del Comitato pro aeroporto di Taranto, l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Michele Mazzarano sembra aver preso a cuore la questione con l’istituzione di un apposito tavolo tecnico. Un’occasione che non va assolutamente sprecata, ma utilizzata nel modo migliore. In questo senso l’invito è rivolto anche ad Aeroporti di Puglia, nel cui consiglio di amministrazione siede la tarantina Beatrice Lucarella. In tutte le fasi della discussione, inoltre, dovrebbe essere coinvolto l’Enac affinchè si intraprenda da subito un percorso condiviso da tutti.