Copertina, Piani Alti
Cyberspionaggio, Occhionero e la Westlands erano interessati al porto di Taranto
“Un porto a stelle e strisce”. Così l’11 gennaio del 2004 titolava il Corriere del Giorno di Puglia e Lucania. Nell’articolo si annuncia il sopralluogo di una diplomatica dell’ambasciata Usa al porto di Taranto. Scopo della missione, valutare la costruzione di un nuovo molo a scopo commerciale. Un investimento di circa 800 milioni di euro dietro il quale si muoveva la Westland Securities di Giulio Occhionero, accusato insieme a sua sorella Francesca Maria, di aver spiato due ex presidenti del consiglio, politici e imprenditori.
La vicenda è finita nell’inchiesta della Procura di Roma. Secondo il gip Tomaselli, infatti, i due cyberspioni avrebbero “fornito consulenza al governo statunitense in un’operazione commerciale per la costruzione di infrastrutture nel porto di Taranto”. L’interesse per Taranto è confermato anche dal ritrovamento sui server delle società, di una cartella intitolata “Tabu” che raggruppa diversi account e password legati all’Autorità portuale ionica.
Oltre alla visita della diplomatica Usa rivelata dal Corriere del Giorno, conferme sull’operazione giunsero anche da esponenti della maggioranza di governo dell’epoca. L’on. Massimo Ostillio (Udeur), vicepresidente della Commissione Difesa sostenne che i vertici militari Usa erano interessati a realizzare due grossi poli logistici in Italia, uno per le truppe di terra a Solbiate, vicino Milano, e uno navale in Puglia, a Taranto.
Il molo e l’investimento non si sono più realizzati, ma a distanza di 13 anni la vicenda riemerge nell’inchiesta della Procura di Roma. Il progetto di Westlands Securities e della consociata Sire, prevedeva la costruzione di un terminal container e di un centro agro-alimentare polifunzionale con un investimento di circa 800 milioni di euro e la creazione di 2500 posti di lavoro.