Cus Jonico, una storia esemplare

Cus Jonico, una storia esemplare

Cus Jonico va oltre se stesso. Non è un brand, tantomeno una holding della pallacanestro. E’ una fabbrica e non è l’unica, certo. Una fabbrica di memoria familiare che ha prodotto due generazioni di uomini, donne, figli, amici, speranze, allegria, dolore e passione intorno ad un oggetto che rimbalza. E rimbalzando scandisce il tempo di tutti i protagonisti di una vicenda sportiva esemplare.


Cus Jonico oggi si porta sulle spalle la responsabilità della grande Ricciardi, la dote nazionale del Cras, il carisma Dioguardi, la storia Libertas, i giorni della Fiamma e tutto il resto che nel Dopoguerra si è incrociato ovunque vi fossero quattro linee, due lunette e tabelle munite di cesto. Mattonelle, cemento, gomma, parquet, improbabili lastricati di piazza, addirittura cemento. Ricciardi, renato Moro, dante Alighieri, Battisti…. oggi il moderno PalaMazzola. Ci sono campi calpestati per forza e con piacere, sotto la neve e la pioggia, sferzati dal vento martinese o arsi dal sole del litorale. Cus Jonico comincia nel 1974 e continua adesso, anche mentre scriviamo. Cus Jonico che oggi è la vetta di una montagna di pallacanestro che a Taranto, come tutte le cose di Taranto, ogni tanto subisce una frana, un piccolo smottamento, sino a quando la valle si ricompone e la sirena richiama nuovi quintetti, comandando altre sfide. Accade dunque che al PalaMazzola, nell’ultima domenica del 2015, i vecchi giocatori del Cus, autoproclamatisi Old per vezzo o senso della misura (quella degli anni….) abbiano premiato il Cus Jonico di Oggi e di Ieri, ovvero di sempre (il presidentissimo Sergio Cosenza) e uno dei simboli del Cus Anni Ottanta: Felice Zicari. uno degli Odl, numero 7 che dopo aver portato palla su tutte le piastrelle di Puglia diede vita alla Santa Rita Basket (oggi in D) coinvolgendo alcuni volti del Cus, compagni di spogliatoio, amici e familiari nel nome di una tradizione, un modo di essere e intendere la pallacanestro. E qui veniamo al dunque, al volto che tutto racchiude, al ghigno dolcissimo di un uomo che ha scavato l’anima di chiunque lo abbia incrociato. Si rischia la retorica parlando di Peppe Sportelli. Dunque ci limitiamo a definirlo come forse farebbe il suo amico di sempre, un altro che porta il Cus Jonico marchiato a fuoco sul petto, Salvatore Fontana: “Peppe era Peppe”. E il Cus Jonico resta Peppesportelli (letto d’un fiato).




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