Covid-19, i sindacati insistono: minimo tecnico per Mittal a Taranto

Covid-19, i sindacati insistono: minimo tecnico per Mittal a Taranto

Nuova riunione della “cabina di regia” sull’emergenza covid-19 in prefettura. In esame la situazione nell’area industriale, con specifico riferimento ad ArcelorMittal. Nella nota congiunta stilata al termine della riunione, Cgil, Cisl e Uil hanno evidenziato “una sostanziale inosservanza delle norme specifiche in materia di distanze di sicurezza, di dotazione dei Dpi (Dispositivi di protezione individuali), ai lavoratori e di sanificazione degli ambienti”.


“La situazione registra punte di maggiore preoccupazione – scrivono i sindacati nel comunicato stampa – nella parte relativa alle aziende dell’indotto, ove le carenze sono ancora più evidenti, i dispositivi forniti non sono omologati. Refettori, spogliatoi, trasporti e portinerie aziendali sono stati descritti come i luoghi in cui tali elementi si rilevano in maniera conclamata. Fatti questi che sono stati oggetti di puntuali segnalazione da parte di Rsu e Rls aziendali agli organi ispettivi, oltreché alle parti datoriali”.



Cgil, Cisl, Uil “hanno ribadito – si legge ancora nella nota stampa – come la situazione attuale possa essere convenientemente affrontata esclusivamente attivando le dotazioni di personale minime che garantiscano la salvaguardia degli impianti, la cui consistenza è di gran lunga inferiore a quella autorizzata. Una situazione estremamente complessa, quella determinatasi, che non registra attenzioni significative da parte di Arcelor Mittal che, in queste ultime ore ha ulteriormente diluito il pagamento dei crediti vantati dalle aziende dell’indotto, generando l’acuirsi di quei fenomeni di sofferenza già manifestatisi sin dal mese di novembre. Inoltre, sono stati differiti gli incontri per la discussione sul ricorso alla cassa integrazione, la cui richiesta coinvolge la quasi totalità dei dipendenti (8.173). Nonostante tutto, le organizzazioni sindacali si sono dichiarate disponibili a riprendere un confronto fattivo con Arcelor Mittal teso ad approfondire le criticità denunciate nei vari ambiti”.

“Il Prefetto – concludono Cgil, Cisl, Uil – nell’assicurare la massima attenzione nella valutazione delle argomentazioni prodotte, si è riservato ogni decisione anche all’esito delle attività in corso di svolgimento da parte degli organi ispettivi (Custode giudiziario, Spesal). Ha, altresì, garantito l’intensificazione dei controlli sulle inosservanze fatte rilevare”.

In fabbrica, intanto, è stata comunicata la riduzione del 25% della forza lavoro delle imprese dell’indotto, cui si è aggiunta la sospensione e il relativo dilazionamento dell’attività Aia (Autorizzazione integrata ambientale), che impegna circa 900 unità. Per Fim, Fiom, Uilm, Usb, però,
“l’unica strada percorribile – afferma una nota stampa unitaria – per poter diminuire la presenza dei lavoratori in Arcelor Mittal, al fine di ridurre al minimo il rischio di contagio da COVID-19 era e rimane, il minimo tecnico di marcia (salvaguardia impianti)”.


“Il minimo tecnico rappresenta – si legge nel comunicato – quella condizione utile in cui l’azienda, in attesa delle restrizioni Governative, deve mettere in campo tutte le iniziative utili per una marcia che garantisca la salute e la sicurezza dei lavoratori. Auspichiamo risposte concrete come da richieste inoltrate, da parte aziendale e da tutte le istituzioni coinvolte, a tutela della salute di tutti i lavoratori e le loro famiglie. Nella riunione di oggi con il Prefetto abbiamo ribadito le nostre preoccupazioni”.

Sull’incontro con il prefetto di Taranto Demetrio Martino interviene anche Alessandro Calabrese, segretario confederale dell’Ugl provinciale. “Il siderurgico – scrive in un comunicato stampa – ha un gravissimo problema logistico al suo interno in questo momento di emergenza, in quanto i lavoratori, visto la vastità dell’area, per raggiungere il proprio posto di lavoro, devono utilizzare un mezzo di trasporto all’interno del quale non è assolutamente garantito il metro di distanza. Un problema che rimarrebbe, ma sicuramente ridotto, adeguando il personale alla reale necessità in casi come questi in cui, gli impianti dovrebbero stare fermi e ove non possibile, creare esclusivamente squadre a salvaguardia degli stessi in regime di minimo tecnico, che non possono e non devono essere equivalenti a quelle adottate rispetto alla normale produzione a ciclo continuo”.

Calabrese sottolinea “un altro aspetto fondamentale che coinvolge un pò tutte le aziende del territorio che è la mancanza di un Dvr (documento
valutazione rischio) adeguato per questo tipo di emergenza, comportando delle problematiche che incidono negativamente sulla salute dei lavoratori”.

Il segretario dell’Ugl, infine, sottolinea “la necessità di avere un unico gruppo di lavoro composto dalle parti interessate Istituzionali e tutte le OO.SS., per non intraprendere azioni diverse e spesso contrastanti sullo stesso territorio, ove da un lato si impedisce giustamente ai cittadini di uscire di casa e dall’altro non si riesce a ridurre il numero dei lavoratori presenti nelle aziende, un controsenso che potrà solo aggravare la situazione se, come auspichiamo, non verranno adottate azioni condivise da intraprendere”.


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