Clima, a Taranto emissioni record di CO2. Lettera a Conte

“In Italia la massima fonte globale di emissioni di anidride carbonica (CO2) è costituita dalla somma della CO2 dello stabilimento siderurgico di Taranto con la CO2 delle sue due centrali termoelettriche connesse”. Lo scrive il presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti in una lettera aperta inviata al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte. Ecco il testo integrale del documento.


“Gentile Presidente, come tutti noi, anche lei avrà ascoltato le dure parole di Greta Thunberg sui cambiamenti climatici. Le emissioni di CO2 costituiscono una minaccia per il futuro. E’ bene non avere reticenze e dire tutta la verità. Ma in Italia la verità sulla CO2 non è ancora stata detta tutta.



In Italia infatti la massima fonte globale di emissioni di anidride carbonica (CO2) è costituita dalla somma della CO2 dello stabilimento siderurgico di Taranto con la CO2 delle sue due centrali termoelettriche connesse. Le scriviamo per comunicarle i numeri che fanno di tale stabilimento un mostro climatico.

Non a caso i suoi impianti sono ancora sotto sequestro e funzionano solo in virtù di deroghe e di proroghe a base di una lunga serie di decreti legge che non fanno onore all’Italia. Le ricordiamo che lo Stato italiano è stato recentemente condannato dalla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) per non aver protetto la popolazione. Ciò nonostante ad ArcelorMittal è stata garantita l’immunità penale fino al 2023. Le scriviamo per sollecitare la sua attenzione sul fatto che lo Stato italiano ha accumulato un’enorme responsabilità per non aver agito. Non ha agito per tutelare Taranto. Non solo. Non ha agito per tutelare l’intero Pianeta dal cambiamento climatico, a cui le emissioni di CO2 dello stabilimento siderurgico contribuiscono in modo significativo. Siamo davanti a una fonte emissiva senza pari in Italia. Infatti lo stabilimento siderurgico di Taranto svetta su tutti superando i dieci milioni di tonnellate annue di CO2 se si considerano anche le centrali termoelettriche connesse. I dati che con questa lettera elenchiamo sono di una evidenza scientifica inoppugnabile e vogliono ristabilire la giusta informazione sulle emissioni del ciclo siderurgico integrale.

La Commissione Europea ha recentemente diffuso un elenco delle principali fonti di emissioni di CO2, sulla base dei dati forniti dagli stati membri. L’Ilva risulta al 42° posto in Europa. L’Ilva risulta inoltre al 4° posto in Italia secondo la graduatoria recentemente diffusa:
1. Centrale termoelettrica a carbone di Civitavecchia: 8.100.000 tonn/anno
2. Raffineria (nome e località non specificati): 6.300.000 tonn/anno
3. Centrale termoelettrica a carbone di Brindisi/Cerano: 5.400.000 tonn/anno
4. Stabilimento siderurgico ArcelorMittal Taranto: 4.700.000 tonn/anno
Ma attenzione: in tale elenco mancano le due centrali termoelettriche CET2 e CET3 asservite al ciclo siderurgico di ArcelorMittal.

Se aggiungessimo alle emissioni ILVA anche le emissioni delle due centrali termoelettriche CET2 e CET3 connesse all’ILVA di Taranto (le cui emissioni di CO2 sono tenute distinte) lo stabilimento siderurgico ILVA – gestito da ArcelorMittal – raggiungerebbe e supererebbe i dieci milioni di tonnellate annue di anidride carbonica all’anno, piazzandosi saldamente al primo posto in Italia. Entrerebbe così anche nella top-ten della classifica europea degli impianti con maggiori emissioni di CO2.


Da un punto di vista tecnico le centrali termoelettriche CET2 e CET3 forniscono energia allo stabilimento siderurgico di Taranto ricevendola a loro volta dal ciclo siderurgico in forma di gas e bruciandola. In tal modo viene emessa un’enorme quantità di CO2 che non figura nell’elenco sopra riportato. Le centrali termoelettriche dello stabilimento siderurgico soddisfano a costo zero il fabbisogno energetico dello stabilimento siderurgico bruciando i gas di scarico degli altoforni e delle cokerie, in cui un ruolo molto importante gioca il carbone.

Questi sono i dati ufficiali più recenti tratti dal sito istituzionale delle centrali CET2 e CET3 (http://www.taranto-energia.it):
– CET2: l’energia elettrica prodotta dall’impianto CET2 è ceduta allo stabilimento siderurgico alla tensione di 66 kV. L’impianto CET2 fornisce, a richiesta, vapore allo stabilimento siderurgico a 2,0 MPa. Ha 3 camini da 120 metri di altezza e dal diametro di 5 metri ognuno. Le emissioni di CO2 (le ultime elencate sul sito nella Dichiarazione ambientale verificata EMAS 2016) sono pari a 3.046.760 tonnellate/anno.
– CET3: l’energia elettrica prodotta dall’impianto CET2 è ceduta allo stabilimento ILVA alla tensione di 66 kV e 220 kV, il vapore a 2,0 MPa ceduto allo stabilimento siderurgico (mediamente 140 t/h). Ha 3 camini di diametro 5,5 m e altezza 60 metri. Le emissioni di CO2 (le ultime elencate sul sito nella Dichiarazione ambientale verificata EMAS 2016) sono pari a 2.941.890 tonnellate/anno.

Sommando alle emissioni di CO2 dello stabilimento (4.700.000 tonnellate/anno) anche le emissioni di CO2 delle due centrali termoelettriche CET2 e CET3 (3.046.760 + 2.941.890 = 5.988.650) si ottiene un totale di 10.688.650 tonnellate/anno di CO2 provenienti dal ciclo siderurgico integrale. Con questi numeri lo stabilimento siderurgico di Taranto diventa la prima fonte emissiva di CO2 in Italia.

Perché questa informazione non circola? Noi siamo convinti che neanche lei, signor Presidente, conoscesse i dati che le stiamo inviando, altrimenti siamo convinti che li avrebbe presi in seria considerazione in vista degli appuntamenti internazionali di questi giorni. Sulla quantità complessiva delle emissioni siderurgiche a Taranto riteniamo che non vi sia la necessaria informazione dell’opinione pubblica nazionale. Vi è anzi una certa reticenza nel divulgarli come dato complessivo globale. E’ infatti difficile ammettere scomoda verità: con decreti legge a ripetizione i governi hanno favorito la massima fonte emissiva nazionale di C02. Noi stessi abbiamo avuto difficoltà a calcolare i dati della globali della CO2 che fanno dell’ILVA un climate monster da dieci milioni di tonnellate annue di CO2.

Signor Presidente, la invitiamo ad occuparsi personalmente della massima fonte emissiva di CO2 in Italia: l’ILVA di Taranto. Lei ha detto all’ONU che l’Italia è in prima linea per l’ambiente. Ce lo dimostri spiegando come intende contrastare la minaccia climatica delle emissioni siderurgiche a Taranto. E agendo di conseguenza. Cordiali saluti e buon lavoro”.

Fin qui l’opportuna denuncia di Marescotti, perfettamente in linea con la mobilitazione globale di Fridays for Future che vedrà anche Taranto protagonista il prossimo 27 settembre. Quello delle emissioni dei gas serra è un tema caro a “laRinghiera” che ne aveva già scritto nello scorso mese di luglio. “Taranto capitale italiana delle emissioni di gas serra“, titolavamo il 15 luglio 2019, riportando i contenuti di un’iniziativa di Legambiente. Rispetto a quanto riportato da Peacelink, Legambiente inserisce nel computo delle emissioni di anidride carbonica anche quelle derivanti dalla Raffineria Eni e dalla centrale al suo servizio che fanno salire complessivamente le emissioni di CO2 prodotte a Taranto a 12,3 milioni (dati del registro europeo delle emissioni E-PRTR relativi al 2017). Da sola Taranto emette la stessa quantità di CO2 dell’intero Lazio (12,4), solo le regioni Lombardia (16,9) e Sicilia (15,1) ci superano. Una vera emergenza, purtroppo. Un altro poco invidiabile record con ripercussioni globali. [Credits: la foto a corredo di questo articolo è stata scaricata dal sito del Mise]


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