Elezioni 2017, Piani Alti
C’era una volta il tavolo Liviano. Attacco ad Emiliano. “Basta slogan, fuori i soldi per Taranto!”
Mentre scriviamo è in corso l’ennesima conferenza stampa di questa pre campagna elettorale a cui dovrà seguire per quasi tutti un mese di recupero intensivo di credibilità.
Poco e male hanno fatto in tanti, quasi tutti, per accreditarsi alla pubblica opinione chiamata ad esprimersi nelle urne tra un mese, a Taranto.
E’ di questi giorni, ad esempio, la decisione di Dante Capriulo di aggregarsi alla coalizione di Melucci (candidato Pd). Capriulo dal Pd andò nel 2012, correndo contro Stefàno (allora candidato anche del Pd) e contro la nomenclatura del suo partito. Ha svolto cinque anni di feroce opposizione, è stato tra i protagonisti del tentativo di composizione. Insomma, era seduto intorno al tavolo imbastito dal consigliere Liviano. Un tavolo che appena un mese fa è stato il crocevia di veti privati e pubbliche divisioni, veti pubblici e fendenti privati. Un tavolo barcollante che non poteva che crollare sotto il peso delle sue contraddizioni di partenza con l’ambizione al centro e i veti di ognuno contro chiunque a fare da contorno.
Un fallimento politico che sarà misurato nelle urne anche per le dinamiche che ha successivamente prodotto: la sorprendente alleanza Lemma-Fornaro (impensabile sino a 48 ore prima del suo annuncio), la corsa a sè di Franco Sebastio (invitato ma più che altro assente a quel tavolo), l’uscita di scena (formale) del pro rettore Pagano, la disponibilità di Piero Massafra, la sinistra a cordiale distanza, il centro progressista piegato su se stesso.. e alla fine l’opzione Capriulo rimasta l’unica in campo e posta come premessa di un tentativo disperato (e rassegnato) di ricomposizione last minute.
Mettiamola così, quel tavolo è stato costruito male e non poteva che cadere dopo una serie di oscillazioni e scosse sussultorie e ondulatorie. Alcune anche troppo.. ondulatorie.
Capriulo era sino all’altro ieri è stato il candidato sindaco ideale di Gianni Liviano. E’ bastato il pressing di Emiliano per giungere a due conclusioni, soprattutto dopo le primarie M5S: da soli non si va da nessuna parte, bisogna che il centrosinistra emuli l’operazione dei Verdi e della Lemma: cercasi somma che faccia un totale spendibile, mettendo da parte accuse e differenze sostanziali, e profonde, del giorno prima.
La Città che Vogliamo, associazione basilare per l’attività politica e sociale di Gianni Liviano, non ci sta nella sua interezza. Oggi Liviano la allontana dall’agone elettorale mentre ieri sera su Fb ha scritto di getto, forse frettolosamente (come spesso capita ad un istintivo come lui…): a volte non è la Città a non capire, spesso dalla città bisogna farsi capire sino in fondo.
Liviano è consigliere regionale, comunque. Dopo due mesi di tira e molla almeno i suoi elettori hanno il diritto di sapere per chi voterà. Non basta dire che i suoi associati sono liberi di scegliere e addirittura candidarsi con chi ritengano giusto farlo.

Certo, le dichiarazioni rese poco fa allontanano definitivamente Liviano da Emiliano. Almeno questo è chiaro. “Basta con gli slogan, basta con i titoli di giornale. se la Legge speciale per Taranto non sarà adeguatamente finanziata la lascerò….”. Il 2015, Liviano capilista di Emiliano e suo alfiere a Taranto, sono lontani ormai anni luce. E’ la politica, bellezza. Anzi, questa politica.
https://www.facebook.com/gliviano/videos/10212848805325569/