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Borrometi, se la vita cambia per una giusta causa

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Se la verità ha un prezzo, Paolo Borrometi quel prezzo lo sta pagando ogni giorno con l’orgoglio del lavoro e la malinconia per ciò che adesso gli è impossibile.

Convinto però che il giornalista di periferia questo dovrebbe sempre fare: guardare, scrutare, raccontare ciò che vede. E dev’essere sgradito al potere, il giornalista, quando per potere s’intende la massa informe di interessi privati illeciti o illegittimi, sostenuti dal terrore, lievitati e consumati sempre e comunque a scapito della comunità. (guarda l’intervista).

 

Paolo Borrometi vive sotto tutela dello Stato. L’anno scorso la mafia gli confezionò un’autobomba. La Spia, il suo blog, aveva spiato così bene da far perdere la testa al boss di turno.

Stasera, il giovane cronista siciliano ha parlato a Taranto. Ha presentato il suo libro (Un morto ogni tanto) nella sede di quella Provincia finita la scorsa settimana al centro delle cronache giudiziarie per le vicende legate alla passata consiliatura (leggi). Ospite di Fabio Salvatore e del gruppo del Magna Grecia Awards, Borrometi non si è risparmiato e ha narrato di sé e del mondo che ci ruota attorno, davanti ad una platea di avvocati, sindaci, docenti, giovani interessati alla sua vicenda, che poi è vicenda umana e professionale, civica e di resistenza. Con lui hanno discusso di legalità, giornalismo e democrazia la direttrice del carcere di Taranto, Stefania Baldassari, il procuratore aggiunto di Bari, Alessio Coccioli, e l’avvocato Egidio Albanese, presidente della Camera Penale di Taranto.