Sul Pezzo
Blitz anti usura a Taranto, otto arresti della Polizia
Blitz anti usura della Squadra Mobile di Taranto. L’operazione è stata denominata “Easy credit” ed è scattata all’alba di oggi. Otto le persone arrestate, tra cui quattro donne, dedite alla cosiddetta usura di vicinato.
LE INDAGINI – Gli agenti hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari, nei confronti di 8 persone considerate responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti di usura ed esercizio abusivo di attività finanziaria. Le indagini hanno preso avvio nell’ottobre 2018 dalla segnalazione di una donna che ha raccontato ai poliziotti della sala Operativa che i suoi anziani genitori erano vittime di usura. Dagli accertamenti subito avviati è emersa l’esistenza di un’articolata organizzazione criminale – composta in gran parte da donne – dedita alla cosiddetta usura di vicinato, caratterizzata da un rapporto diretto tra l’usuraio e le vittime, in gran parte dei casi da anziani, in temporanea difficoltà economica.
L’ORGANIZZAZIONE – “Fulcro dell’organizzazione – scrive la Questura di Taranto nella nota per i giornalisti – era una donna tarantina che, avvalendosi di suoi familiari e conoscenti, era diventata il punto di riferimento di una larga cerchia di persone, per le
ragioni più disparate: dai bisogni primari, fino a esigenze futili come trascorrere le serate nelle sale Bingo. Giocatori compulsivi o in alcuni casi anche anziani soli che avevano come unico svago il Bingo venivano
avvicinati dai componenti dell’organizzazione, abituali frequentatori di quei locali da gioco, e al momento del bisogno messi in contatto con la 72enne”.
LA CASA-BANCOMAT – “L’abitazione della donna nel centro di Taranto – prosegue la nota stampa – come stimato dagli agenti nei due anni di meticoloso lavoro, era diventata un vero e proprio bancomat della zona. Le indagini hanno accertato che nella maggior parte dei casi le richieste di denaro arrivate via telefono o addirittura attraverso il citofono di casa, venivano immediatamente esaudite. L’usurato si recava di persona nell’appartamento della donna o addirittura ritirava le somme in contanti
attraverso un montacarichi installato presso il balcone interno nel cortile dello stabile”.
LA RISCOSSIONE – “In caso di inadempienze – aggiunge la Polizia – oltre alle richieste esplicite e pressanti fatte telefonicamente, la donna nei casi più difficili, utilizzava il metodo della pubblica umiliazione del cliente moroso, recandosi personalmente presso l’abitazione dell’usurato ed urlando le proprie ragioni in maniera plateale e sguaiata. Pratica nota alle sue vittime che fungeva da deterrente e che portava ad assecondare celermente le richieste. Nel febbraio dello scorso anno, i poliziotti, durante una perquisizione domiciliare in casa della donna, riuscirono a recuperare due grossi quaderni. Il primo era una rubrica telefonica dove erano stati annotati centinaia di numeri di telefono delle persone usurate, mentre l’altro era un vero e proprio libro mastro, uno schedario ove, meticolosamente, venivano registrati tutti gli importi elargiti, le rate pagate alle scadenze fino al cosiddetto montante, l’importo finale da riscuotere”.
IL GIRO D’AFFARI – “La meticolosa attività di analisi e di incrocio delle informazioni provenienti da più fonti, suffragata anche dal contenuto della documentazione sequestrata, ha permesso così ai poliziotti di ricostruire
oltre cento prestiti usurari, di identificare buona parte dei clienti e di accertare, attraverso le schede a ciascuno di loro assegnate, le somme ricevute, l’entità dei singoli prestiti ed i tassi di interesse volta per volta applicati che nella maggior parte dei casi erano compresi tra il 60 e l’80% annuo, fino ad arrivare in alcune altre circostanze al livello massimo riscontrato del 240%. Più di 300mila euro l’ammontare dell’illecita attività ricavato dalla somma totale degli importi di ciascuna scheda. Nel corso delle perquisizioni di questa mattina, in casa della Seprano, i poliziotti della Squadra Mobile, hanno recuperato – nascosti all’interno di un cuscino – quasi 2.000 euro in banconote di vario taglio e numerosi documenti bancari e d’identità intestati alle presunte vittime”.