Salute
Bella e inquinata, ecco Taranto raccontata da un cronista rumeno
“Taranto merita di essere mantenuta in vita soprattutto per i suoi abitanti, molto accoglienti e disponibili nei confronti di tutti quei turisti che decidono di visitare la loro terra”. Così Sergiu Balaban cronista di Digi24. canale televisivo rumeno, conclude il suo reportage da Taranto. Stando a quanto dichiarano i responsabili della tv, è la prima volta che in Romania viene raccontata la “città più inquinata d’Italia”.
Il giornalista rumeno ha tracciato un parallelo tra tre città simbolo dell’inquinamento industriale nel mondo: Linfen in Cina, Copsa Mica in Romania e Taranto. Al suo arrivo nel capoluogo ionico Balaban si trova in “una stazione ferroviaria piccola ma pulita e accogliente”. Poi si dirige “nell’unico B&B della zona industriale, a pochi passi dalla stazione del quartiere Tamburi, dove ho trovato tutto ciò di cui avevo bisogno: un letto, un bagno e una TV. Questo dimostra che la città ha molto da offrire, considerando che è possibile trovare un alloggio più che decente persino in periferia, con un ottimo rapporto qualità prezzo”.
Il cronista sfida la stanchezza e decide di fare un giro in città. “Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’accoglienza degli abitanti – scrive – nei confronti dei turisti e, nel mio caso, dei giornalisti stranieri che si recano a Taranto per documentare la questione legata all’inquinamento. Inizialmente, l’idea di uscire a piedi in piena notte in una città che non conoscevo mi spaventava un po’, anche per via della notorietà di cui gode il Sud Italia. Una volta arrivato nella città vecchia, però, sano e salvo, sono rimasto deluso nel vedere che nonostante fosse un sabato sera non vi era un’anima viva. Tuttavia, nel centro della città, dall’altra parte del ponte, mi sono dovuto ricredere. Si sentiva musica provenire dalle piccole pizzerie che emanavano anche un ottimo profumo, per le strade i bambini giocavano e gli adulti chiacchieravano”.
Il giorno dopo il reportage entra nel vivo, obiettivo puntato sul rione Tamburi e sull’area industriale. “Solo quando ho visto con i miei occhi la polvere sottile che copriva i marciapiedi e sporcava le finestre – confessa il giornalista – sono riuscito a rendermi conto della gravità della situazione. Sono rimasto a bocca aperta nel vedere che questa polvere possedeva proprietà magnetiche. Le malattie causate dall’inquinamento e la chiusura delle scuole dimostra come, in più di dieci anni, a Taranto sia cambiato davvero poco. Tra le altre cose, Taranto è una città di contrasti, il più evidente dei quali lo si trova arrivando al porto, dove anni fa era possibile comprare pesce fresco appena pescato. Adesso è vuoto”.
Il giornalista ha incrociato uno wind day. “Sono i peggiori per i tarantini dice – i minerali usati dall’acciaieria vengono trasportati dal vento, invadendo così l’intera città. Questo avviene principalmente perché l’acciaieria in questione, la più grande d’Europa, è stata costruita in prossimità dei centri abitati. Le misure adottate dalla fabbrica nel corso degli anni, come la realizzazione di colline artificiali volte a separare la zona industriale dai quartieri abitati, si sono rivelate inutili. Per questo motivo, le autorità locali e regionali, insieme alle varie associazioni e ai gruppi ambientalisti, sono arrivati a chiedere persino alla Commissione Europea di trovare una soluzione per la questione ambientale che affligge la Taranto. E come dargli torto, quando si sta assistendo alla distruzione di una città con una storia che risale a più di 2600 anni fa. Ad oggi, le notizie riguardanti Taranto sono discordanti. Se da un lato nel mese di gennaio 2017 è stato registrato il maggior numero di decessi degli ultimi 17 anni, d’altro lato è stata rinnovata la promessa che prevede l’inizio dei lavori per la copertura del parco industriale. Questo sarebbe dovuto avvenire già nel 2015 ma si spera che questa sarà la volta buona e che tale promessa verrà mantenuta da gennaio dell’anno prossimo. Lo spero vivamente anche io perché, nonostante il problema dell’inquinamento, Taranto merita di essere mantenuta in vita soprattutto per i suoi abitanti, molto accoglienti e disponibili nei confronti di tutti quei turisti che decidono di visitare la loro terra, spesso assente dai tipici itinerari turistici”.