Salute
Arcelor Mittal e pericolo coronavirus, appelli di associazioni e di un deputato
Preoccupa a Taranto la possibilità che lo stabilimento Arcelor Mittal diventi un focolaio di contagio del coronavirus. Dopo il primo operaio risultato positivo sono scattate le misure di quarantena, ma ogni giorno in fabbrica si registra la presenza di migliaia di lavoratori tra diretti e imprese dell’appalto. Numerosi sono gli appelli per l’adozione di misure più drastiche per ridurre al minimo il numero di operai sugli impianti e quindi i pericoli di diffusione del contagio. Di seguito proponiamo due interventi. Il primo è dell’on. Rosalba De Giorgi (M5S) che ha scritto una lettera al presidente del consiglio Giuseppe Conte sul caso Arcelor Mittal. A seguire il documento-petizione dell’associazione GiorgioForever, del Comitato Niobe e di liberi cittadini sotto la sigla Taranto Libera.
On. Rosalba De Giorgi (M5s) – “Gent.mo Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Giuseppe Conte, la speranza di noi tutti è che questa emergenza dettata dalla diffusione del Covid-19 possa terminare al più presto. Ma, sino a quando i potenziali rischi di contagio non saranno stati eliminati con certezza, pensare di poter riprendere la “vita normale” ed allentare le misure di contenimento disposte in base a decisioni governative è a dir poco inverosimile. Anzi, in attesa che ogni pericolo legato agli effetti del Coronavirus possa esser messo definitivamente alle spalle, come Lei ha sostenuto, si dovrà continuare a tenere sempre alto il livello di guardia e fare in modo da non vanificare gli enormi sacrifici che l’intero Paese sta affrontando.
Alla luce di questo, mi sento di definire come assolutamente inopportuna la richiesta che i vertici di ArcelorMittal Italia starebbero per formulare al Prefetto di Taranto allo scopo di ottenere (stando alle segnalazioni dei sindacati) l’autorizzazione a riprendere la normale produzione e la commercializzazione dei propri prodotti industriali quasi come se nulla sia accaduto, quasi come se la fase emergenziale sia ormai stata
superata. Probabilmente, non si tiene in debito conto che per poter ripristinare i ritmi produttivi precedenti a questo particolarissimo momento sia necessaria una forza lavoro adeguata all’attività richiesta.
Questo significherebbe far entrare nello stabilimento un numero di dipendenti superiore a quello che le eccezionali circostanze causate dal Coronavirus consiglierebbero. E, allo stato delle cose, non lo reputo possibile. A tal proposito, è bene non dimenticare che la scorsa settimana è stata accertata la positività al Covid-19 di un dipendente del siderurgico, di conseguenza correre il rischio che lo stabilimento possa divenire un “focolaio” del virus (eventualità tutt’altro che remota) è l’ultima sciagura che una città già afflitta da innumerevoli problemi come Taranto può permettersi. Per tale motivo, ritengo sia irricevibile quanto ArcelorMittal Italia pare voglia proporre. La sicurezza e la salute di cittadini e lavoratori devono essere anteposte a qualsiasi logica economica, soprattutto in questo complicatissimo momento storico”.
Associazione GiorgioForever, Comitato Niobe, liberi cittadini sotto la sigla Taranto Libera hanno scritto al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, al Questore, al Prefetto di Taranto e al Presidente del Consiglio dei Ministri in merito all’incombente rischio derivante dall’emergenza sanitaria coronavirus e delle emissioni degli impianti dello stabilimento ArcelorMittal.
“In merito – si legge nella lettera – a quanto dichiarato alla stampa in data 30 marzo 2020: L’amministrazione Melucci porterà avanti la battaglia per la tutela della salute, i cittadini di Taranto sottoscrivono quanto segue. L’attuale assetto dell’impianto siderurgico ex Ilva ArcelorMittal relativo al numero di dipendenti da impiegare in uffici ed impianti a causa dell’emergenza sanitaria coronavirus, 3500 dipendenti ArcelorMittal e 2000 delle ditte dell’indotto, rappresenta un serio ed incombente rischio sanitario per la popolazione tarantina. Prevenire il contagio è il primo impegno che deve assumersi il sindaco Melucci, responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio, perché le strutture sanitarie locali non sono pronte e non hanno i mezzi per gestire un numero elevato di contagi come, ad esempio, accade nelle regioni del nord Italia. Cosa più importante è la tutela dei pazienti già ospiti delle strutture sanitarie, in particolar modo i pazienti oncologici, i più vulnerabili ad un eventuale contagio”.
Secondo l’associazione GiorgioForever, il Comitato Niobe e altri liberi cittadini sotto la sigla Taranto Libera dopo il primo caso ufficiale di covid-19, “il contagio in fabbrica potrebbe propagarsi ulteriormente. Al sindaco di Taranto – continua il documento – pertanto, chiediamo di intervenire immediatamente con azioni contingibili ed urgenti al fine di evitare un contagio irreparabile perché l’attuale situazione rappresenta un rischio sanitario e immediatamente dopo, superata l’emergenza coronavirus, chiediamo di intervenire con azioni contingibili ed urgenti al fermo immediato degli impianti inquinanti così come previsto dalla legge 152/2006 Testo Unico Ambientale. Chiediamo, inoltre, al sindaco di Taranto, oltre di intraprendere immediatamente azioni urgenti per il fermo degli impianti inquinanti, di mettere in pratica tutto ciò compreso nelle more delle sue responsabilità e competenze al fine di velocizzare i tempi di attuazione dello strumento amministrativo “accordo di programma”, che si può attuare con la collaborazione e partecipazione di tutti i livelli istituzionali, privato compreso, considerato, anche, la condotta tenuta dalla stessa società ArcelorMittal nell’attuale gestione che prefigura una propensione alla rinuncia della gestione degli impianti ex Ilva di Taranto per i prossimi mesi”.
L’associazione GiorgioForever, il Comitato Niobe e altri liberi cittadini sotto la sigla Taranto Libera, fanno presente che i cittadini possono sottoscrivere online queste richieste tramite il sito www.tarantolibera.it