Mittal, ecco cosa dice il decreto del prefetto. No dei sindacati. Dal 30 marzo cigo

Mittal, ecco cosa dice il decreto del prefetto. No dei sindacati. Dal 30 marzo cigo

Il fronte sindacale si scaglia compatto contro il decreto del prefetto di Taranto Demetrio Martino sulla vicenda Arcelor Mittal. Fim, Fiom, Uilm, Usb avevano chiesto nei giorni scorsi di ridurre drasticamente il numero di lavoratori (diretti e dell’appalto) presenti giornalmente in fabbrica per contenere al massimo i rischi di contagio da covid-19.


Oggi i sindacati, unitariamente, chiedono un incontro urgente e “chiarificatore” al prefetto, al comando provinciale dei vigili del fuoco, allo Spesa e al custode giudiziario. A loro avviso l’assetto di marcia assicurato ad Arcelor Mittal non rispecchia il regime minimo possibile, ma anzi è il massimo che l’azienda può fare con gli impianti attualmente in esercizio. Eppure a leggere il decreto si ha la sensazione opposta.



Il provvedimento infatti dichiara “sospesa, fino al 3 aprile 2020, l’attività produttiva a fini commerciali dello stabilimento siderurgico di Taranto gestito dalla società Arcelor Mittal Itala spa”. Ma subito dopo il prefetto chiarisce che “fino al 3 aprile 2020 è mantenuto l’assetto attuale dell’attività dello stabilmento necessario per garantire la salvaguardia degli impianti e la sicurezza degli stessi da più elevati livelli di rischio di incidenti, con l’impiego giornaliera massimo, suddiviso in tre turni, di n. 3500 dipendenti diretti e di n. 2000 dipendenti delle imprese dell’indotto che operano all’interno dell’area ex Ilva”. Ecco il decreto del prefetto

Questa mattina Arcelor Mittal ha inviato la comunicazione per l’avvio della cassa integrazione ordinaria per covid-19 ai sensi del decreto legge del 17 marzo 2020. In forma prudenziale la richiesta riguarda l’intero organico attualmente composto da 8173 unità, ma ovviamente dovrà tenere conto della forza lavoro necessaria in virtù del decreto del prefetto di Taranto. La durata del provvedimento è di nove settimane a partire dal prossimo 30 marzo.

Ritornando alla decisione assunta ieri dal prefetto di Taranto sull’emergenza Arcelor Mittal – covid-19, le reazioni sul versante sindacale non si sono fatte attendere. Di seguito i commenti delle federazioni metalmeccaniche.
FIOM E UILM – “La decisione del Prefetto di Taranto è avvenuta a seguito dell’acquisizione dei pareri tecnici delle istituzioni preposte: Custode giudiziario, Vigili del Fuoco e Spesal di Taranto. L’azienda, di fatto, ci ha comunicato che non ci saranno variazioni in merito all’attuale
assetto produttivo dello stabilimento di Taranto e che tale situazione non subirà variazioni fino al 3 Aprile.


La presenza in fabbrica sarà di circa 3500 lavoratori sociali e di 2000
dell’appalto. Tale situazione ha determinato, di fatto, un peggioramento di quanto previsto dai precedenti accordi sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali. Per Fiom e Uilm permangono delle criticità evidenti in merito al rischio da contagio da COVID-19, soprattutto per il numero di lavoratori giornalieri presenti all’interno dello stabilimento e rimane del tutto inevasa la richiesta sindacale sull’interpretazione aziendale in merito alla sospensione dell’attività produttiva ai fini commerciali.

Inoltre, troviamo ingiustificabile e soprattutto discutibile che vi siano stati dei pareri tecnici, da parte degli enti preposti, senza il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori della sicurezza. Pertanto, riteniamo inaccettabile la scelta del Prefetto che ha peggiorato quanto il
sindacato ha provato a fare in queste settimane. Fiom e Uilm ribadiscono che la soluzione per contrastare il rischio di contagio da COVID-
19 per i lavoratori è quello di ridurre al minimo la presenza di lavoratori all’interno dello stabilimento.

Oggi abbiamo appreso, con gran stupore, che azienda e istituzioni viaggiano in direzione opposta alle rivendicazioni sindacali di questi ultimi giorni. Fiom e Uilm, continueranno a vigilare invitando i lavoratori a segnalare ai RSU e RLS di stabilimento tutte le eventuali anomalie e inosservanze, rispetto al DCPM e agli accordi vigenti. Constatiamo, ad oggi, che aziende ed istituzioni non garantiscono le tutele previste
all’interno dello stesso DPCM. Autotuteliamoci”.

FIM – “Esprimiamo forte perplessità e delusione su quanto ufficializzato attraverso provvedimento della Prefettura, al termine delle consultazioni del prefetto circa l’esercizio dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto in questa fase emergenziale per il Coronavirus”. Così il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano, dopo aver appreso durante l’incontro con i vertici di Arcelor Mittal che nello
stabilimento siderurgico ex Ilva Taranto, sino al 3 aprile, causa Coronavirus, è sospesa l’attività produttiva ai fini commerciali, ma viene solo garantito il mantenimento e la salvaguardia impianti e sicurezza, impiegando 3500 operai diretti e 2000 dell’indotto nelle 24 ore.

La decisione del prefetto è giunta in seguito ai pareri raccolti da Custode
Giudiziario, Commissari Straordinari, Responsabile Spesal Taranto, Comandante Vigili del Fuoco Taranto, Comandante Vigili del Fuoco Bari.
“Da una prima lettura del decreto del prefetto di Taranto, Demetrio Martino – aggiunge Prisciano – non è chiaro il passaggio legato alla sospensione dell’attività produttiva ai fini commerciali. In questo modo, implicitamente, con una presenza in fabbrica 3500 unità, nei tre turni, su una forza di 8200 di diretti, si dà un’identità precisa alle comandate.

Rimaniamo titubanti sulla salvaguardia della salute dei nostri colleghi ArcelorMittal, ai quali si aggiungono i 2000 dell’indotto. Oltre cinquemila persone in campo, ogni giorno, a rischiare la vita. Come Fim da diversi
giorni chiediamo misure più restrittive sulle attività indispensabili da lasciare aperte. Serve – conclude Prisciano – limitarsi senza eccezione alcuna, alle sole attività essenziali per ridurre la mobilità dei lavoratori».
Ribadiamo con forza che la salute dei lavoratori viene prima di ogni cosa e della produzione”.


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