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Amianto, il “killer” che a Taranto uccide di più

Pubblicato | da Redazione

“I dati del Registro Tumori di Bari sono spaventosi: nelle provincia di Taranto circa 500 persone, in questi anni, sono morti per mesotelioma, la patologia connessa alla presenza dell’amianto, che provoca anche altri tipi di tumori, soprattutto al polmone, anzi statistiche, sempre sanitarie, rilevano che per ogni caso di mesotelioma si registrano tre di tumore ai polmoni”.

A lanciare l’allarme è il consigliere regionale di Direzione Italia, Renato Perrini. “Il rischio di contrarre e morire di mesotelioma o tumore ai polmoni – continua il consigliere – è più alto se si si respirano particelle di amianto. E’ assurdo, se si considera che la tutela dei lavoratori per i rischi per esposizione all’amianto è prevista da una legge sia europea (direttiva 477 dell’83), sia nazionale (decreto legislativo 277 del 1991), sia pugliese (legge 1070 del 2011). Insomma, una super protezione, ma nei fatti? Ad esempio nel più grande siderurgico europeo, l’Ilva, l’amianto è tenuto sotto controllo?”

Per questi motivi Perrini ha presentato un’interrogazione urgente al presidente Emiliano, anche in qualità di assessore alla Salute, e all’assessore all’Ambiente Stea, per sapere se: “all’interno dell’Ilva la Regione Puglia ha effettuato l’attività di censimento dei quantitativi di amianto presenti; sono stati predisposti e pianificati i controlli ambientali e sanitari per verificare il rischio e la pericolosità dell’ambiente di lavoro; sono state previste risorse adeguate per istituire idonei programmi di sorveglianza sanitaria dei lavoratori Ilva esposti all’amianto”.

Perrini spiega di aver sentito il dovere di presentare l’interrogazione “dopo la denuncia del Comitato Contramianto e altri rischi Onlus: la sensazione è che se tutto questo fosse stato predisposto probabilmente non dovremmo registrare tutti questi morti a Taranto e provincia”.