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Traffico di rifiuti: Ilva, Cementir, Enel Cerano, 31 indagati e sequestro degli impianti

Pubblicato | da Redazione

(tutti assolti – ottobre 2022) E’ un’operazione vasta e ad ampio raggio quella effettuata dalla guardia di finanza che coinvolge tre grandi aziende del Salento. Un’operazione di carattere ambientale che riguarda la centrale termoelettrica Enel di Cerano, la Cementir e l’Ilva di Taranto. Si tratta di tre grossissimi insediamenti industriali già finiti all’attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine per questioni attinenti la presunta violazione di norme sulla sicurezza sul lavoro, sulla tutela dell’ambiente e della salute umana.

Le persone coinvolte nella maxi inchiesta sono 31. A loro carico ipotizzati i reati di  traffico illecito di rifiuti e attività di gestione di rifiuti non autorizzata. L’operazione è stata denominata Araba Fenice. Secondo il quadro ricostruito dalla Guardia di finanza di Taranto, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, gli indagati e le società connesse avrebbero utilizzato rifiuti  pericolosi per produrre cemento.

Disposto il sequestro con parziale facoltà d’uso, per il termine di sessanta giorni, della centrale Enel di Cerano (Br), della Cementir Italia spa e dei parchi loppa d’altoforno dell’Ilva di Taranto.  All’Enel è stata sequestrata anche la somma di mezzo miliardo di euro per equivalente quale provento di ingiusto profitto.

L’operazione  ha tratto origine da una attività conclusasi con un sequestro penale, eseguita cinque anni fa, di due aree dello stabilimento “Cementir Italia S.p.A.” di Taranto, adibite a discarica di rifiuti industriali, gran parte dei quali originati dall’adiacente stabilimento siderurgico “Ilva S.p.A.”. I successivi approfondimenti investigativi, esperiti anche avvalendosi di intercettazioni telefoniche e telematiche, sono stati corroborati da una perizia tecnica disposta dalla Procura di Lecce e dalle risultanze di analisi chimiche che hanno consentito di accertare che le materie prime utilizzate da “Cementir Italia S.p.A.” per la produzione di cemento e acquistate dall’Ilva S.p.A. e dallo stabilimento Enel di Cerano non erano presumibilmente conformi agli standard richiesti dalle normative vigenti.

“Infatti – spiega la Gdf – la loppa d’altoforno, venduta dall’Ilva alla Cementir è risultata presentare criticità connesse alla commistione della stessa con scarti/rifiuti eterogenei (scaglie di ghisa, materiale lapideo, profilati ferrosi, pietrisco e loppa di sopravaglio) che ne inficiano la capacità di impiego allo stato tal quale nell’ambito del ciclo produttivo del cemento. Per le criticità esposte la loppa prodotta e commercializzata da Ilva S.p.A. deve essere esclusa dal novero dei sottoprodotti ed inserita in quella dei rifiuti (genererebbe polveri, particolato e percolato). Una volta accertate le violazioni di legge nella produzione del cemento attraverso l’utilizzo della loppa, gli inquirenti hanno focalizzato la propria attenzione sui quantitativi di ceneri leggere (c.d. “volanti”) che la “Cementir Italia S.p.A.” ha acquistato dallo stabilimento di Cerano (BR) di “Enel Produzione” S.p.A.

A tal riguardo, gli investigatori hanno accertato che Enel Produzione Spa “ha classificato le suddette ceneri come provenienti tutte dalla sola combustione di carbone, e classificate come “rifiuto speciale non pericoloso”. In realtà il produttore ha impiegato, nel proprio ciclo produttivo, combustibili (OCD e gasolio) generando ceneri contaminate da sostanze pericolose derivanti sia dall’impiego di combustibili diversi dal carbone che dai processi di denitrificazione a base di ammoniaca”.

Secondo il quadro ricostruito dalla Gdf  “la gestione promiscua delle diverse tipologie di ceneri da parte di Enel stabilimento di Cerano, si è tradotta in un oggettivo vantaggio patrimoniale per la compagine societaria consistente nel risparmio dei costi correlati alla separazione nonché al corretto smaltimento di quei rifiuti, quantificati in circa 2 milioni e 553 mila tonnellate. La successiva commercializzazione ha rappresentato per Enel un espediente dietro il quale si è celato l’intento di reperire un canale di smaltimento di questi rifiuti, alternativo e più economico rispetto a quelli conformi alla normativa vigente”.

Un comportamento ritenuto particolarmente grave perchè, spiegano ancora gli organi inquirenti “presso la centrale sono presenti impianti che avrebbero consentito lo stoccaggio e la separazione delle ceneri e che tuttavia non sono mai stati utilizzati. Enel avrebbe dovuto sostenere costi esponenzialmente più elevati per avviare a smaltimento le proprie ceneri presso siti autorizzati a trattarli in conformità alla loro reale natura di rifiuti pericolosi anziché classificarli fraudolentemente come rifiuti non pericolosi”.

In esecuzione del decreto di sequestro disposto dal Gip, “il Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto sta procedendo, anche per valore equivalente, al sequestro dei saldi attivi di c/c, delle quote e/o partecipazioni azionarie, dei depositi, titoli, crediti, dei beni mobili registrati ed immobili del profitto dei reati contestati a Enel Produzione quantificato in complessivi 523 milioni e 326 mila euro, riferiti al periodo settembre 2011 – settembre 2016. Nel decreto è stato altresì disposta la provvisoria facoltà d’uso alle società suindicate, per un termine non superiore a 60 giorni: della centrale termoelettrica “Federico II” di proprietà dellaS.p.A. “Enel Produzione”, sita a Tuturano (BR) località Cerano, subordinata:  all’utilizzo delle infrastrutture dedicate per la separata evacuazione delle ceneri derivanti dai differenti processi di combustione;  all’invio, per lo smaltimento presso impianti autorizzati al trattamento di rifiuti pericolosi, di tutte le predette ceneri;  dello stabilimento di Taranto della Cementir Italia S.p.A.”, subordinata alla prescrizione di cessare l’approvvigionamento di ceneri dalla predetta centrale termoelettrica Enel di Brindisi, nonché di impiegare, nel proprio ciclo produttivo del cemento, solo ceneri leggere conformi alla vigente normativa;  dei parchi loppa con i materiali ivi stoccati, dei nastri trasportatori e delle tramogge di pertinenza dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto subordinato alla prescrizione di procedere alla gestione della loppa come rifiuto secondo gli obblighi previsti dalla normativa in materia ambientale”.