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Aiuti di Stato all’Ilva, domani il verdetto della Commissione Ue. Peacelink: usiamo i soldi per gli operai

Pubblicato | da Redazione

La vicenda Ilva continua a catalizzare l’attenzione del Governo nazionale e dell’Unione europea. Questa mattina nel salone della libreria Gilgamesh, gli attivisti di Peacelink hanno spiegato il senso della loro iniziativa su eventuali aiuti di Stato concessi all’Ilva dal Governo italiano. Domani, 19 gennaio, infatti, la proposta di aprire un’inchiesta sugli aiuti pubblici destinati all’azienda siderurgica approderà sul tavolo della Commissione europea. La commissaria per la concorrenza Margrethe Vestager illustrerà i motivi alla base dell’iniziativa nel quadro della disciplina Ue che vieta gli aiuti di Stato alla siderurgia. Sotto osservazione c’è soprattutto la legittimità del prestito ponte da 300 milioni accordato a dicembre ma anche degli ulteriori interventi a sostegno dell’Ilva per complessivi 800 milioni di euro previsti dalla legge di stabilità 2016.

Peacelink ha ribadito i motivi che l’hanno spinta ad avviare questa iniziativa già un anno e mezzo fa. All’incontro hanno partecipato il presidente Alessandro Marescotti, Fulvia Gravame e in collegamento Antonia Battaglia, portavoce europea di Peacelink. Ma cosa accadrà se la Commissione darà il via libera all’inchiesta? “L’avvio dell’inchiesta – hanno spiegato gli ambientalisti – e la pubblicazione sulla ‘Gazzetta Ufficiale Ue’ delle contestazioni mosse al governo consentirà a tutte le parti interessate di presentare a Bruxelles le rispettive osservazioni. Al termine della valutazione delle informazioni così raccolte, Bruxelles dovrà decidere se ed eventualmente in quale misura gli aiuti ricevuti dall’Ilva sono compatibili con le norme che regolano il funzionamento del mercato unico europeo e il rispetto di una corretta concorrenza”. Secondo Marescotti e Battaglia “l’intervento dello Stato tenta di tamponare una situazione sempre più sfilacciata. I bresciani di Ori Martin (acciaieria) dicono che non sono interessati a quote Ilva. E anche Feralpi (gruppo siderurgico) smentisce di volersi accollare quote di Ilva, ossia debiti. Anche Fiat non vuole far parte della cordata. E la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) non può investire (è vietato dallo statuto) in aziende decotte. I soldi dell’ultimo decreto non possono essere dati altrimenti interviene la Commissione Europea”. Cruciale è il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti nella futura newco che potrebbe rilevare il ramo d’azienda messo in vendita (e fitto) dallo Stato. “Utilizzando Cdp (risparmio postale delle famiglie) – sostiene Peacelink –  si verrebbe meno a vincoli di legge a tutela del risparmiatore. Per queste forme di risparimio, infatti,  è prevista una sana e prudente gestione”. 

Antonia Battaglia (Peacelink)
Antonia Battaglia (Peacelink)

La posizione di PeaceLink è quella di usare i soldi dello Stato (ossia dei contribuenti) allo scopo di aiutare i lavoratori Ilva e la comunità locale, favorendo una riconversione anche con i fondi dell’Unione Europea per le aree di crisi industriale. Usarli dandoli all’lva significherebbe: buttarli in un pozzo senza fondo (Ilva ha perso tre miliardi di euro in tre anni); bruciare dei fondi che servirebbero per la riconversione e trovarsi sguarniti di risorse nel momento in cui Ilva chiuderà (riproponendo per Taranto uno scenario di desolazione e di abbandono stile Bagnoli); far incappare l’Italia in una procedura di infrazione con pesanti sanzioni. “Invece di farsi sanzionare dall’Europa il governo italiano si può far aiutare dall’Europa per il processo di riconversione e di rilancio, per il quale sono previsti appositi fondi. Chi in questi giorni non si è fatto una ragione della capacità di PeaceLink di portare la voce di Taranto ai massimi livelli europei ha insinuato complotti di ogni tipo. Non ha calcolato che la portavoce di PeaceLink, Antonia Battaglia, è stata funzionaria dell’Onu con un lungo curriculum di relazioni internazionali, lauree e master. Nulla a che vedere con quelli che sono abituati a fare in Italia le solite arrampicate politiche con una robusta raccomandazione e un mediocre curriculum”.   

“La vicenda sugli aiuti di Stato all’Ilva – ha spiegato Peacelink – si svolge in parallelo rispetto all’altro dibattito, quello sulla salute e della minaccia dell’inquinamento, nonché nella preoccupazione che il persistere dell’inquinamento genera soprattutto fra chi ha bambini piccoli. Alcuni genitori tarantini si sono autotassati per far affiggere dei manifesti in città con la scritta “I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE”. Il vicesegretario provinciale del Pd jonico Costanzo Carrieri ha definito come atti di «populismo sfrenato i manifesti 6×3» apparsi in questi giorni in città relativi al futuro dei bambini tarantini. Lo studio Sentieri ha certificato un eccesso del 54% di tumori nei bambini a Taranto rispetto alla media regionale”.