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Agnese Moro, a Taranto nel nome del padre
“La memoria e il perdono. Un cammino di riconciliazione”. È stato questo il tema del convegno che si è svolto venerdì scorso a Palazzo arcivescovile, a Taranto. L’evento, organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Romano Guardini” – Facoltà Teologica Pugliese, si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Aldo Moro.
La manifestazione ha ospitato una relatrice d’eccezione, la figlia dello statista pugliese Agnese Moro, giornalista e socio-psicologa, che ha tenuto una lectio magistralis, portando come testimonianza il frutto della sua riflessione scientifica, umana e spirituale.
Ad accoglierla c’erano l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro, ed il direttore del “Guardini”, don Francesco Castelli, insieme a tutto il corpo docenti e agli studenti dell’istituto.
«Abbiamo organizzato questo evento» ha spiegato Castelli «con grande gioia perché riteniamo che la riflessione sul perdono offra benefici da diversi aspetti: dal punto di vista civile a tutta la nostra comunità, dal punto di vista accademico a nostri studenti, al centro delle nostre premure, e, infine, a chi ritiene gli sia utile, a ciascuno di noi».
La Moro ha raccontato quanto il rapimento e l’uccisione di suo padre abbiano influito sulla sua vita, chiudendola inizialmente nella prigione della sua rabbia e del suo dolore. Successivamente, la liberazione grazie alla proposta del padre gesuita Guido Bertagna di incontrare gli assassini di suo padre, il suo iniziale rifiuto e poi la decisione e la forza di dire basta, aprendo al perdono e, dunque, ad una nuova vita.
«Siccome gli autori delle violenze si erano comportati da mostri,» ha affermato «io pensavo che loro fossero solo dei mostri. Poi ho scoperto che erano esseri umani, pieni di umanità, come me. Scoprii, per esempio, che Franco Bonisoli, che partecipò al sequestro, usava i permessi in carcere per andare a parlare con i professori di suo figlio. Così come scoprii che anche loro soffrivano per ciò che avevano fatto».
L’arcivescovo, nel suo intervento, ha evidenziato che «La riflessione della signora Agnese ha messo in evidenza per prima cosa l’importanza dell’ascolto, un ascolto che ci interpella, perché la scuola più vera è quella della vita vissuta, ed, infine, lo sguardo rinnovato con cui guardare al futuro».
La serata si è conclusa con la premiazione degli studenti vincitori del concorso “Aldo Moro, uomo del dialogo e dell’ascolto”, organizzato dal Comitato per le celebrazioni in Taranto del centenario della nascita di Aldo Moro.