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A proposito del Ciclope…

Pubblicato | da Redazione

L’ultimo libro che ho avuto modo di leggere è stato “Il Ciclope” dello scrittore triestino Paolo Rumiz. Il romanzo è un’elegia al mare, alla felicità oceanica che sprigiona e al dolore immane che infonde ai suoi naviganti. La lettura è un riverbero costante e dolce alla venerazione della natura e dei suoi elementi: il vento, la luce, il suono, le correnti, i colori, i profumi e le costellazioni.
All’isolano – quale sono – e all’amante del mare e di tutto ciò che gli sta sotto e sopra, dentro e fuori, e attorno, nello spazio circostante, la lettura ha sortito l’effetto di un fantasmagorico viaggio al centro del Mediterraneo, comodamente seduto sulla Poang, sistemata di fronte alle finestre che affacciano in Mar Grande.
La lettura è un invito a guardare a questo spicchio di mondo – il nostro; il Mediterraneo – “con occhio pelagico”, con sguardo di mare aperto al futuro, che può ri-trovare linfa vitale dalla memoria, dalla cultura dello scambio, dell’accoglienza e della migrazione, alla riscoperta della lingua “franca” che accomuna i popoli che vivono il “Mare nostrum”…”che non significa di nostra proprietà, ma di tutti coloro che lo abitano e, a prescindere dalla lingua, sono affratellati d un sentire comune” (pag. 82).
Inno alla gioia della navigazione e del viaggio in solitario, per le isole, alla scoperta della “casa della luce”, del faro, luogo fascinoso e riconoscibile dal viaggiatore, eppur sconosciuto alla quasi totalità degli stessi, che riserva nella sua pancia, una moltitudine di sensazioni e movimenti legati allo specchio d’acqua che illumina. Simbolo della potenza creatrice del lavoro (“la lente di Fresnel”) ed emblema di un mondo che tende vorticosamente a scomparire.
Al centro ci siamo noi, donne e uomini del Mediterraneo.
“Se conosci i venti, nel Mediterraneo, vai dove vuoi.” (pag. 125)
Ho trovato molta sintonia e una forte attinenza con un altro libro, pubblicato dalla stessa casa editrice, che non è propriamente un romanzo, è piuttosto un’inchiesta, scritta in maniera sublime, che ci inchioda ancor di più al Mare di mezzo. Questo secondo testo è “La frontiera” di Alessandro Leogrande.
Potrebbe risultare appassionante una serata dedicata al libro “sul mare” in cui ospitare i due autori.
lino de guido