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«A me m’ha rovinato la guera», sabato sera al TaTA’

Pubblicato | da Redazione

Sul filo della memoria e nelle pieghe di una storia vera, lo spettacolo «A me m’ha rovinato la guera» racconta la precarietà nel mondo del teatro suggerita dalle vite parallele di due attori di una stessa famiglia, ma di diverse generazioni (la foto che pubblichiamo, di Roberto D’Introno, è stata diffusa dall’ufficio stampa del Crest).

La pièce, in programma sabato 14 dicembre, alle ore 21, all’auditorium TaTÀ di Taranto, per la stagione «Periferie» del Crest, compagnia cui si deve la produzione dell’allestimento con l’associazione culturale Malalingua, porta la firma al testo e alla regia di Arianna Gambaccini, che del lavoro è anche interprete con Michele Cipriani, ispiratore della storia attraverso i ricordi del nonno attore, anche lui costretto a vivere le insicurezze del palcoscenico ai tempi in cui recitava nelle compagnie di avanspettacolo.

E sulla precarietà del mondo del lavoro in generale, e del comparto cultura nello specifico, sarà incentrato l’incontro a più voci in programma alle ore 19 nel foyer del TaTÀ con la sociologia Francesca Coin, la vincitrice del premio Leogrande 2024 con il libro inchiesta «Le grandi dimissioni», e il segretario provinciale della Cgil, Giovanni D’Arcangelo, che verranno coordinati nei loro interventi dalla referente del Presìdio del libro di Taranto «Rosa Pristina», Miriam Putignano.

Lo spettacolo è ambientato ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando nel retro di un piccolo teatro di provincia, in una giornata durante la quale il silenzio nervoso denuncia una breve quiete dai possibili bombardamenti, un uomo si propone di realizzare il sogno di una vita intera: incontrare un noto impresario teatrale per convincerlo a farsi scritturare…

«A me m’ha rovinato la guera» è il racconto delle vite parallele degli artisti di ieri e di oggi, il racconto di due anime alle prese con due guerre diverse, ma accomunate dallo stesso trauma: il vuoto e il fallimento. Ed è un omaggio al mondo dell’avanspettacolo, che ha saputo trasformare la sofferenza e la fame in una risata collettiva, popolare e liberatore. Tra macchiette, sketch e canzoni d’autore, lo spettacolo parla della fame dell’attore, del colera da palco e dell’universale bisogno degli altri, per dimostrare che i propri sogni occorre realizzarli senza mai diventarne schiavi e che il potere della bellezza è qualcosa che va al di là anche della morte. Al termine della rappresentazione seguirà un incontro con gli attori intervistati dalla giornalista Marina Luzzi. Info e prenotazioni 333.2694897. Biglietti acquistabili anche online su Vivaticket attraverso il sito www.teatrocrest.it.