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Taranto: 70mila votanti, la Costituente del domani

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Se non si trattasse di Taranto, se non fossimo nella città dove la regola è dividersi e sfidarsi a duello, comparire, sbraitare e dileguarsi nel giro di qualche colata continua, di questi 70 mila voti si parlerebbe seriamente.

E forse, mentre stiamo qui ad abbozzare questa ordinaria analisi postuma, una decina di protagonisti del dibattito ambientalista e movimentista (tutti) sarebbe adesso in conclave per leggere i flussi, riflettere e magari improvvisare un accordo.  Ma non è in corso alcuna riunione. Non se ne prevedono e non sono programma. Saranno tutti capaci di proseguire il cammino parallelo lungo le mille corsie che portano chissà dove ma non ci pare lontano. Eppure, settantamila tarantini ieri hanno raggiunto i seggi. Elencare i precedenti sarebbe utile ma ci limitiamo a dire tre cose: quarantamila in più del referendum Ilva del 2013, poco meno dei votanti alle regionali del 2015, poco più degli elettori che al ballottaggio si espressero sulla rielezione di Ezio Stefàno a sindaco nel 2012. Quasi gli stessi che nel 2013 misero la croce sulle tristi schede Politiche dove ci impediscono di scrivere un nome, che sia un almeno nome!  Settantamila votanti a Taranto, andando a votare, hanno detto NO a Renzi e alla sua gorgia che dà il suono ad un ghigno beffardo. Ai decreti Ilva, all’imposizione di Tempa Rossa, al melodramma del ministro Guidi, al Pd che a Taranto obbedisce al Governo mentre a Bari gli alza contro le barricate. Agli industriali romantici di fronte all’orizzonte di acciaio, al Comune che non se la sente nemmeno di appaltare il futuro, alla Marcegaglia che a Taranto chiude i suoi capannoni,  presiede l’Eni e adesso vuole comprarsi l’Ilva. Settantamila voci ieri hanno gridato in coro BASTA.

Se non fossimo a Taranto, potremmo esagerare e anche pensare che da sinistra a sinistra, passando per movimenti, associazioni, ambientalisti e porzioni critiche del sindacato, si potrebbe allestire una COSTITUENTE DEL DOMANI nella quale ognuno  possa guardare avanti compiendo un necessario passo indietro. Ieri, in questa città contraddittoria e malata, lacerata ma non ancora sfiancata da tre anni di decreti e provvedimenti studiati per farla tacere per sempre, settantamila persone hanno creato un tesoretto che altrove sarebbe virtuoso. Bello, impossibile da custodire, spontaneo, vivo. Quasi i preliminari delle primarie della storia immediata di Taranto. Perché l’anno prossimo si voterà per il Comune e ieri le sacche di clientela e i latifondisti delle tessere e del consenso a buon mercato non erano in campo. Eh no, altrimenti avremmo contato qualche altra manciata di voti. Quella che fa la differenza. 

Se non fossimo a Taranto, potremmo ripartire da ieri. Ma siamo a Taranto. E ognuno proseguirà il suo cammino, con la testa al passato, senza andare lontano.