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Acciaio, Marina e un po’ di cultura: questa è Taranto per il Governo

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Il Governo non si sposta di un centimetro. Sordo di fronte alle proteste, miope quando incrocia un orizzonte, timido di fronte alle ragioni di Stato che continuano ad imporre la visione di una città militare e industriale, nonostante la storia, la cronaca e finanche alcuni processi raccontino i guasti e tutti i guai che questo progetto scaduto ha prodotto. Niente. Niente da fare. Taranto è Marina Militare che sarà anche potenziata. È acciaio che a Roma ritengono si possa produrre senza inquinare. È archeologia, certo, ma ‘è giusto che la sede legale sia a Lecce, perché Taranto ha già la dirigente al museo’. Burocrazia batte buon senso 6-0,6-0, anche stasera. È questa la scena imbastita nella quale Taranto recita senza arrecare disturbo, non ci sono rumori di fondo: tende la mano, porge il cappello e raccoglie ciò che rimane. Gli spiccioli per Palazzo degli Uffici, così la Provincia potrà spostare i suoi resti alle famiglie di Isolaverde. Fondi per porta Napoli e Tamburi, magari gli stessi che il primo atto di intesa (Fitto) vide sfumare anno per anno… E poi ancora la promessa che la base navale sarà più grande e accogliente, che la Cittá Vecchia risorgerà con un mega bando Invitalia, che i cittadini dal basso (perché poi vengano sempre ritenuti in basso, bisognerà prima o poi capirlo) diranno la loro. Il sottosegretario di Palazzo Chigi, De Vincenti, coordina il tavolo interministeriale e, affiancato dal sottosegretario alla Difesa, Alfano, e dal prefetto ionico, Guidato, conferma tutto il programma di ‘rilancio’ della città industriale e militare, con uno sguardo alla valorizzazione della sua storia. C’è poco da fare, la visione che il Paese ha di Taranto non muta di una virgola e il Governo, come quelli che l’hanno preceduto (di Tavoli interministeriali negli ultimi dieci anni ne abbiamo visti costruire e demolire due) sul punto ha soltanto una tesi: stellette, acciaio, una spruzzata di intonaco sui palazzi cadenti e cultura. Marginale, sotto vuoto spinto… ma cultura ‘fondamentale’ per il ‘rilancio’.  Una differenza rispetto al passato c’è. Questo è oggettivo: la parola Taranto si trova spesso nelle pagine polverose dell’agenda romana, nove decreti e una ventina di poltrone lo testimoniano.  Visto l’approccio e ciò che potrebbe seguirne, tanto valeva restare all’ombra. Almeno c’era un po’ di freddo… sempre meglio di queste piazze roventi dove ogni giorno c’è una Città che sanguina e lacrima  mentre il suo sindaco, com gli alleati sparsi e distratti dal voto che sta per venire, parla di ‘rinascita’. Affidiamo il vostro giudizio ai video. Comunque la pensiate…

ps. I tecnici del nucleo messo su alle istituzioni dovranno lavorare per l’utilizzo dei fondi così ripartiti: Sistema portuale 390  milioni, Arsenale 37, ospedale San Cataldo 207, Bonifiche 91, Edilizia città vecchia-tamburi 89, Altre opere infrastrutturali 30. Seguiranno altri incarichi e appalti. Vigiliamo insieme.