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È morto Paolo Rossi
Era la casella numero 9 di una calcistica storica, familiare: Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani.
Dopo Maradona, il calcio piange Pablito. E’ morto Paolo Rossi, attaccante che inventò il gol di ‘rapina’, fuoriclasse dell’area di rigore che fece grandi il Vicenza e il Perugia prima di tornare alla sua Juve, dove era cresciuto nelle giovanili.
Il suo nome è legato al Mondiale di Spagna, dove fu capocannoniere con 6 gol trascinando l’Italia al titolo ‘82 con la leggendaria tripletta inflitta al Brasile, la doppietta contro la Polonia e il primo gol nella finale con i tedeschi. Con Zoff, Tardelli, Cabrini e Scirea è stato il protagonista della grande Juve del Trap e di Platini. Unico neo, lo scandalo scommesse che nel 1980 gli costó la squalifica per due stagioni e la mancata partecipazione agli Europei 1980 che si disputarono in Italia. Rossi ha sempre proclamato la sua innocenza. Aveva 64 anni, era nato a Prato.
Con la Juve vince tutto negli Anni ’80: due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea e la maldetta Coppa dei Campioni nel 1985. Per Rossi quella col Liverpool è l’ultima partita in bianconero. Alla fine degli Anni settanta era esploso nel Lanerossi Vicenza in Serie A (1976/77), capocannoniere con 24 gol. Poi l’infortunio al ginocchio e la retrocessione del Vicenza lo portarono a Perugia, 1979, dopo l’ottimo mondiale argentino. L’anno dopo lo scandalo scommesse (per una gara nella quale fece peraltro due gol!!) che travolse il calcio italiano. Gli costa due anni di fermo e quell’Europeo che forse sarebbe stato il suo. L’Italia a Roma si ferma al quarto posto. Boniperti lo aspetta e nel 1982 lo ingaggia. Rossi rientra in campo alla fine del campionato e alla vigilia del Mondiale. Anche Bearzot lo aspettava; menomale! Pablito chiude la carriera a Milano (in rossonero) e a Verona. Ha giocato in serie A 340 partite, mettendo a segno 134 gol. In azzurro vanta 48 presenze e 20 gol.