Sul Pezzo
Il numero dei contagi non c’entra, altrimenti la Valle d’Aosta non sarebbe rossa
I parametri sono 21 e gli italiani hanno il diritto di conoscerli tutti, uno per uno, spiegati nel particolare. Ma affidarsi al numero dei contagi è fuorviante per capire la ragione per la quale ci si ritrova di nuovo chiusi in casa o, nella migliore delle ipotesi, non si possano fare cose abituali.
Si tratta di stabilire la capacità ricettiva del sistema ospedaliero e di monitorare l’indice di contagiosità del virus, il famigerato Rt.
Se fosse per il nunero assoluto dei casi positivi, del resto, la Valle d’Aosta non sarebbe rossa. Al contrario, sarebbero rosse il Veneto, la Campania, l’Emilia e la Toscana (che sono gialle) come la Puglia la Sicilia (che sono arancioni). Invece no. L’Italia è stata divisa in base alla gravità della situazione epidemica, ovvero della forza con la quale il covid circola tra l apop’olazione di un determinato territorio, e come detto in base alla potenzialità sanitaria. Il numero dei contagi è un indicatore assoluto e importante ma relativamente inutile ai fini dello studio del contagio. Questo è quanto emerge da ciò che più o meno viene spiegato in queste ore.
Le persone attualmente positive al 4 novembre 2020:
104.733 in Lombardia
41.577 in Piemonte
54.488 in Campania
37.536 in Veneto
29.974 in Emilia-Romagna
41.883 nel Lazio
35.464 in Toscana
10.467 in Liguria
17.618 in Sicilia
14.233 in Puglia
7.998 nelle Marche
8.032 in Abruzzo
5.981 in Friuli Venezia Giulia
7.836 in Umbria
7.048 in Sardegna
6.796 nella Provincia autonoma di Bolzano
2.318 nella Provincia autonoma di Trento
3.893 in Calabria
2.124 in Valle d’Aosta
1.994 in Basilicata
1.242 in Molise