Sul Pezzo
Caso marò, il Tribunale dell’Aja dà ragione all’Italia. All’India un risarcimento. Il gip archivia l’indagine nel gennaio 2022
Aggiornamento 31 gennaio 2022: il gip archivia l’indagine (leggi Ansa).
Aggiornamento 9 dicembre 2021. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione. Per i pm capitolini i due militari agirono rispettando le regole di ingaggio. (Ansa).
Aggiornamento del 15 giugno 2021. La Corte indiana chiude il caso (leggi Ansa).
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Notizia del 2 luglio 2020 (leggi qui)
Notizia Il Tribunale costituito a L’Aja il 6 novembre 2015, presso la Corte Permanente di Arbitrato, pubblica il dispositivo della sentenza arbitrale relativo al caso della nave “Enrica Lexie”, battente bandiera italiana, avvenuto il 15 febbraio del 2012 nell’Oceano Indiano.
L’episodio vede coinvolti i fucilieri di marina Massimiliano Latorre, tarantino, e Salvatore Girone, anch’egli pugliese. I due militari fecero rientro in patria rispettivamente il 13 settembre 2014 e il 28 maggio 2016. Latorre rientrò prima per motivi di salute. Il Tribunale Arbitrale era chiamato a pronunciarsi sulla attribuzione della giurisdizione, e non sul merito dei fatti. Italia e India si erano di conseguenza impegnate a esercitare la giurisdizione una volta attribuita a una delle due Parti.
Secondo quanto rende noto la Farnesina “la sentenza arbitrale, nella sua parte dispositiva, stabilisce in particolare che: i Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone godono della immunità in relazione ai fatti accaduti durante l’incidente del 15 febbraio 2012 e all’India viene pertanto precluso l’esercizio della propria giurisdizione nei loro confronti. Il Tribunale arbitrale ha dunque accolto la tesi sempre sostenuta dall’Italia in tutte le Sedi giudiziarie – indiane e internazionali – e cioè che i due Fucilieri di Marina erano funzionari dello Stato italiano, impegnati nell’esercizio delle loro funzioni, e pertanto immuni dalla giustizia straniera. L’Italia dovrà esercitare la propria giurisdizione e riavviare il procedimento penale sui fatti occorsi il 15 febbraio 2012, a suo tempo aperto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma”.
Il dispositivo dice anche che “l’Italia ha violato la libertà di navigazione sancita dagli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 10 dicembre 1982, e dovrà pertanto compensare l’India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio indiano “Saint Anthony”. Al riguardo, il Tribunale ha invitato le due Parti a raggiungere un accordo attraverso contatti diretti”.
“L’Italia è pronta ad adempiere a quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione. La Farnesina sottolinea che la decisione del Tribunale arbitrale lascia impregiudicato l’accertamento relativo ai fatti e al diritto per quel che concerne il procedimento penale che dovrà svolgersi in Italia. Si desidera esprimere apprezzamento per l’efficace lavoro svolto in questi anni dal team legale a tutela dell’Italia nelle sedi giudiziarie indiane e internazionali”.