Sul Pezzo
Il nuovo piano di Mittal non piace a Governo e sindacati. Ma nessuno sa cosa fare
Il piano di Arcelor Mittal non piace a Governo e sindacati. Ma oltre questo non si va. La vicenda ex Ilva si complica: al già difficile rapporto con i franco-indiani si sono aggiunti l’epidemia covid e il conseguente ulteriore rallentamento del mercato dell’acciaio. Il risultato è una miscela esplosiva nelle mani di un Governo che sembra non sapere che pesci prendere.
“Questo piano per noi è inadeguato”. E’ la fase attribuita al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri da fonti presenti all’incontro di stamattina, riportata dall’agenzia di stampa Askanews. Il ministro avrebbe poi aggiunto che “questo piano va ben oltre l’adattamento agli effetti del Covid 19 e si distacca sostanzialmente dall’accordo del 4 marzo. Non è una base accettabile”. Secondo l’Ansa, invece, per il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli il nuovo piano industriale di Mittal “si allontana dall’accordo del 4 marzo e dagli obiettivi del governo in modo radicale ed è nostra intenzione ribaltare la questione”. Come? al momento non è dato sapere.
Oggi la siderurgia italiana si è fermata, e la siderurgia italiana è Taranto. Fim, Fiom, Uilm hanno indetto 24 ore di sciopero nazionale. In riva allo Ionio hanno incrociato le braccia sia i lavoratori Mittal che quelli dell’appalto. In concomitanza con la riunione, gli operai hanno inscenato un presidio dinanzi alle portinerie dello stabilimento. L’Usb, invece, ha proclamato 48 ore di sciopero. A conclusione del vertice romano, l’Unione sindacale di base ha dato vita ad un lungo corteo di auto e mezzi pesanti che ha percorso le strade intorno al centro siderurgico in segno di protesta.
Tutti di segno negativo i commenti dei leader sindacali. “E’ stato un incontro inconcludente e insoddisfacente che non ha dato nessuna risposta ai lavoratori che si trovano in condizioni di disperazione e ai migliaia in cassa integrazione a 900 euro al mese”. Così, Rocco Palombella segretario generale Uilm, al termine dell’incontro. “Non c’è stata nessuna determinazione da parte del Governo – ha aggiunto il sindacalista – su quali saranno i prossimi passi da compiere. Il progetto presentato è un piano per guadagnare tempo, per arrivare a fine anno quando con soli 500 milioni di euro potranno andarsene e lasciarci le macerie. Il Governo ne prenda atto e metta in campo ogni soluzione a sua disposizione per tutelare tutti i lavoratori, diretti e dell’indotto, e il risanamento ambientale. ArcelorMittal non è un gruppo credibile e non può essergli permesso di annientare la siderurgia italiana”.
Secondo Palombella “è ora di dire basta a posizioni equivoche o accondiscendenti nei confronti di ArcelorMittal che ogni volta alza sempre più l’asticella per farsi pagare per rimanere in Italia, adducendo periodicamente una scusa per non rispettare gli accordi sottoscritti. Invece di dare due miliardi a chi vuole chiudere la più grande acciaieria europea e ricatta il nostro Paese – aggiunge – il Governo li destini per una legge speciale per la siderurgia italiana, per i pre pensionamenti e consentire l’uscita ai lavoratori che sono stati esposti all’amianto durante la loro vita lavorativa. Tutelare i lavoratori a rischio e non dare soldi a fondo perduto a chi vuole cannibalizzare il settore siderurgico italiano, portando fuori quote di mercato. Nell’incontro che si terrà la prossima settimana – conclude – il Governo ci dovrà spiegare come intende rilanciare l’ex Ilva e il settore siderurgico italiano, attraverso la definizione di un piano serio e verificabile che garantisca l’ambiente e l’occupazione. Non c’è più tempo da perdere”.
Categorico il giudizio di Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl. “L’azienda ha stracciato l’accordo del 6 settembre 2018 fatto col sindacato – ha dichiarato alla stampa – e quello del 4 marzo fatto col Governo e altrettanto farà con quello inviato il 5 giugno. Il nuovo piano prevede 3200 in Cigs già nel 2020 a cui aggiungere quelli in amministrazione straordinaria. Far slittare dal 2023 al 2025, come traguardo per ambientalizzazione e piena occupazione, non solo è inaccettabile ma è anche solo teorico, perché inconsistente sul piano degli investimenti e discutibile dal punto di vista dell’efficacia per il rilancio produttivo. Il Governo conferma la disponibilità dello Stato al co-investimento ma in questo contesto bisogna assolutamente riverificare se esiste ancora un soggetto industriale che si senta ancora impegnato nel rilancio e ambientalizzazione del Gruppo ex-Ilva. Nelle prossime ore il Governo riaprirà il confronto rigettando il piano presentato e prevede di riconvocarci, assieme all’azienda la prossima settimana”.
Francesco Rizzo, coordinatore di Usb Taranto si dice “profondamente deluso dalla discussione di questa mattina. Ci raccontiamo cose che non conosciamo, parliamo di un piano industriale senza sapere quali sono i contenuti. Discutiamo di documenti che non abbiamo letto, questo non è un ragionamento serio. Il Covid 19 richiamato dal gruppo franco-indiano è una scusa bella e buona. Le aziende dell’appalto da quasi 2 anni vantano crediti arretrati, non certo da 3 mesi così come non è solo da 3 mesi che i lavoratori sono in cassa integrazione. E ancora gli impianti non manutenuti pagano le conseguenze di un prolungato disinteresse. Mittal non ha praticamente rispettato nulla, ha fatto finora il contrario di tutto quello che ha detto e che era stato inserito nell’accordo da noi sottoscritto. Arcelor ora deve andare via, a Taranto non ha investito un euro. Ora chiede altre risorse pubbliche. Probabilmente per procedere al licenziamento di altre migliaia di lavoratori. Parliamo di 1,8 mld di euro che devono invece essere utilizzati per la riconversione economica e per la città. Con queste premesse, come si può pensare di inserire Taranto nel Green New Deal europeo attraverso la decarbonizzazione, come sostiene il ministro Gualtieri? Come si può parlare di garanzia per la continuità occupazionale? Come è possibile colmare la distanza tra questo piano industriale che, ci riferiscono, irricevibile e quello di cui i lavoratori e Taranto tutta hanno bisogno? La politica – prosegue Rizzo – non sta facendo una bella figura: assuma finalmente decisioni coraggiose per il bene dei lavoratori e di tutta la comunità, che meritano rispetto. La nostra impressione è che ci sia un diverso atteggiamento da parte dei ministri: quello di Patuanelli più vicino alle esigenze da noi rappresentate e quello di Gualtieri certamente più distante.
Per la vertenza Mittal dunque nell’ordine: via Mittal da Taranto, nazionalizzazione e messa in sicurezza della fabbrica”.