Sul Pezzo
Ripensare il rapporto lavoro-famiglia facendo tesoro dell’emergenza covid
(di Fabio Rizzo) La chiusura delle scuole, causa Covid, ha posto in evidenza un problema serissimo (tra i tanti) che interessa i genitori lavoratori, ovvero quelle famiglie in cui ci si potrebbe trovare di fronte ad un bivio: chi continuerà a lavorare? Chi si occuperà della cura di figli, anziani ecc.
Intanto, il virus pare colpisca in maggior misura gli uomini… ma sembra penalizzare principalmente le donne sul piano delle ricadute sociali e lavorative. Un assurdo paradigma che trova conferma.
Stando agli ultimi dati del World Economic Forum, infatti, le donne si fanno carico del cosiddetto lavoro di cura non retribuito in una misura tre volte maggiore rispetto a quella degli uomini. E per far fronte a queste attività non retribuite, si trovano spesso costrette ad accettare posizioni lavorative part-time. In Italia, nel 2018, il 75% dei lavoratori part-time è rosa. Emergono, inevitabilmente, la carenza di cultura organizzativa e di competenza tecnologica (anche delle imprese). Ci siamo infatti ritrovati a scoprire nuovi software di comunicazione e procedure bizantine per neofiti informatici. I nostri Governi centrale e locali dovrebbero incentivare con maggiore convinzione le imprese all’adozione di modelli improntati sull’ elasticità degli orari e sulle nuove modalità di organizzazione del lavoro. Quanto alle famiglie, va favorita l’acquisizione di strumenti informatici accessibili.
Fino alla riapertura delle scuole (settembre?) restano alte le probabilità che soprattutto le donne impegnate in attività lavorative, anche part-time, siano costrette a lasciare temporaneamente il lavoro a causa della mancato riavvio delle lezioni. O far ricorso a permessi o congedi che la legge prevede (esistono anche per gli uomini, ma quanti ne usifruiscono?). Nei casi estremi, a fronte di eventuali dimissioni le imprese si troverebbero costrette a formare ex novo il personale e sopportare costi rilevanti in un contesto lavorativo e familiare “vecchia maniera”. Insomma, uno scenario antiquato, inaccettabile e… pure costoso. Dunque, va battuta la possibilità di adottare un nuovo sistema di conciliazione tra lavoro e famiglia attraverso progettazioni – non di emergenza ma strutturate nel tempo – di azioni di smart working, telelavoro, rotazione oraria, flessibilità degli orari di ingresso e di uscita. Percorsi da intraprendere con maggiore convinzione e in modalità perpetua (questo ci sembra un inizio, leggi).