Sul Pezzo
Un 25 aprile che non dimenticheremo
Questo 25 aprile è più 25 aprile degli altri. Tutti rinunciamo, per il bene comune, ad una fetta di libertà individuale. E’ un bel gesto, solidale, collettivo, unitario. E costa sacrificio. Una bella prova di unità, in un Italia in cui pericolosamente si affermano regionalismi, federalismi, neo nazionalismi.
Siamo il Paese in cui i presidenti delle Regioni vengono chiamati governatori, senza esserlo. In cui qualcuno rispolvera i terroni per fare audience e far parlare di sè. In cui, troppo spesso, il vero tratto identitario non è la nazione, ma il comune o la regione di nascita.
In questi giorni di quarantena, però, dai balconi riecheggia l’inno di Mameli e sono spuntati pure i tricolori. Clima mundial. Ma non c’è nemmeno il calcio. Tutto sospeso nell’attesa che passi “a nuttata”.
Il 25 aprile celebra la Liberazione dall’orrore del nazifascismo, dalla sua brutalità. E’ una festa nazionale perchè, in qualche modo, è il primo atto dell’Italia in cui viviamo oggi: “Una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
E’ vero, a leggerlo ora suona un po’ come una beffa. Ma non è colpa dei padri costituenti se il liberismo e il mercato hanno creato disuguaglianze, hanno affamato tanti e arricchito pochi.
La globalizzazione, la delocalizzazione in molti casi hanno coinciso con un neo colonialismo di tipo economico: nessuna invasione, manodopera a basso costo e nessun limite alle emissioni di gas serra.
Ora è tutto fermo, la Terra tira un sospiro di sollievo. Ma la quarantena finirà, per fortuna. E tutto tornerà come prima, solo con le mascherine e qualche fobia in più per il prossimo.
Il mondo si affannerà a recuperare i punti di Pil perduti. Sarà dura e difficile. Aumenteranno le spinte nazionaliste e gli estremismi. Il populismo alimenterà il malcontento generalizzato. Sarà il momento della ricostruzione e per questo, dobbiamo ricordarci da dove veniamo, mantenere salda l’unità del Paese rendendolo moderno e adeguato ai tempi, ma senza rinnegare o stravolgere i valori della nostra carta costituzionale.
Ricorderemo a lungo il 2020. Sarà un anno in neretto sui libri di storia. Anche il 25 aprile è diverso. Una festa in streaming e sui balconi di casa. 75 anni fa la Liberazione dal nazifascismo. Taranto, la nostra città, quasi non se ne accorse. Le truppe alleate arrivarono due anni prima, a settembre del ’43, senza sparare un colpo. Anzi tra gli applausi della gente. In quei giorni, però, cambiarono molte cose. “Dalle finestre in città vecchia – racconta mia madre, classe 1927 – volavano le camicie nere e i distintivi del Partito nazionale fascista”. L’Italia del ribaltone muoveva i primi passi.
Ma la storia è costellata anche di piccoli fatti che dopo molti anni assumono nuovo significato. Ad aprile del 1945 Taranto celebrò di nuovo i Riti della Settimana Santa dopo l’interruzione per il conflitto mondiale.
Dopo 75 anni le processioni del giovedì e del venerdì santo hanno subito un altro stop. Si chiama distanziamento sociale, al momento, è l’arma più efficace di cui disponiamo contro il coronavirus. Oggi è questo il nemico da sconfiggere, subdolo e invisibile. Siamo tutti partigiani in questa battaglia e siamo tutti italiani. Teniamolo a mente. Buon 25 Aprile.