Cinema, Cooltura
Caputo racconta Taranto che cerca la speranza in un mondo che ha perso l’empatia
Il film del giovane regista tarantino è stato presentato ieri in prima mondiale alla Berlinale 70. La recensione di Massimo Causo da Duels.it
BERLINO – Danilo Caputo è un talento del cinema immersivo, un visionario che dialoga con gli stati d’animo e li traduce in condizioni esistenziali quasi tangibili, forti come una stretta di mano che comunica complicità e incute vigore. Lo aveva già dimostrato con la sua opera prima, La mezza stagione, lo afferma ancora meglio con Semina il vento (presentato ieri in prima mondiale alla Berlinale 70 e presto in sala con I Wonder), secondo lungometraggio di una filmografia di carattere, segnata anche da tre cortometraggi iniziali, belli e determinati ( Polvere, Banduryst e Il posto fisso).
Anche questa volta si tiene a contatto col suo mondo, quella Puglia (l’entroterra tarantino, per la precisione) da cui proviene e dove ritorna periodicamente, dopo vagabondaggi d’esperienza che lo rendono quell’autore di un cinema che nutre umori europei, prima ancora che semplicemente italiani (continua qui).