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Taranto e ArcelorMittal, confronto a distanza a “Presa Diretta”

Pubblicato | da Michele Tursi

Uno stabilimento siderurgico più piccolo, più moderno e senza area a caldo. Questa la proposta formulata dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, durante il confronto a distanza sullo stabilimento Arcelor Mittal di Taranto andato in onda a Presa Diretta, programma di approfondimento e dibattito di RaiTre condotto da Riccardo Iacona. E’ stato lo stesso giornalista a firmare il reportage da Taranto con le interviste all’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia Matthieu Jehl, al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, al direttore generale di Arpa Puglia Massimo Blonda, all’ex ministro Carlo Calenda, al presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, al responsabile dello studio Sentieri. In collegamento dalla sede Rai di Bari, è intervenuto il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci.

Piano ambientale, immunità penale, decarbonizzazione, rapporto con la città, inquinamento e malattie correlate. Partendo dalla morte dell’operaio Cosimo Massaro, nello scorso mese di luglio, Iacona ha ricostruito la transizione da Ilva ad ArcelorMittal. “L’immunità è un concetto che non esiste, dobbiamo essere chiari su questo – ha risposto Jehl – non abbiamo mai parlato di immunità. La tutela legale prevista dal contratto di cessione ci protegge dal passato di cui non possiamo essere responsabili. Questo fa parte dell’ipotesi di base del contratto di affitto e per noi è fondamentale”. Incalzato da Iacona, Jehl in chiusura dell’intervista afferma: “Nessuno può gestire questo stabilimento senza tutela legale”. Di avviso diverso il ministro Patuanelli secondo il quale “la tutela legale non è un elemento contrattuale che può determinare la scissione del contratto. Secondo noi le normative penali esistenti garantiscono Mittal da eventuali rischi nell’esecuzione del piano ambientale. Comunque la norma è entrata nel decreto crisi per volontà del ministro Di Maio. Ora il Parlamento farà le sue scelte. Non credo, però, che sarà un elemento per giustificare un’eventuale dipartita di Mittal”. Il conduttore ha riconosciuto alle associazioni ambientaliste di Taranto il merito di aver svolto e di continuare a svolgere un’importantissima opera di denuncia e di ricostruzione dei fatti. 

Secondo il sindaco di Taranto Melucci dal 2012 ad oggi la situazione nel centro siderurgico di Taranto è cambiata ben poco. “Arcelor Mittal si è insediata da un anno – ha detto – ma non vediamo risposte nelle relazioni con la città”. Il primo cittadino si dice d’accordo con Emiliano. “Nel 2017, all’atto della cessione dello stabilimento, la scelta non è stata effettuata sulla base delle migliori tecnologie e con la prospettiva nazionale di un’industria decarbonizzata. Ancora una volta i valori della salute e della vita umana sono stati messi al secondo posto”. In ordine al piano ambientale, secondo Melucci “sta mancando la valutazione del danno sanitario. C’è una produzione fissata a 6 milioni di tonnellate fino al 2023 e quindi stiamo ipotecando un’altra generazione di tarantini a queste esposizioni ambientali.  Stiamo parlando di questioni che, forse, si concretizzeranno dopo il 2023. In realtà manca ancora la disponibilità di Arcelor Mittal ad intervenire sulle ferite di questa comunità che sono legate alla salute, all’ambiente, alle vicende dell’indotto”.

Sul futuro del centro siderurgico e soprattutto di Taranto, ecco cosa ha risposto il sindaco Melucci: “Riprendo le parole di Carlo Calenda secondo il quale non bisogna immaginare stabilimenti così grandi con quella tecnologia. Dico che forse è arrivato il momento di un piano B che avevamo già proposto al ministro Di Maio e spero che il ministro Patuanelli sia più sensibile da questo punto di vista. E’ arrivato il momento di pensare ad uno stabilimento più piccolo, più sicuro, più moderno, sicuramente senza l’area a caldo. Non si capisce perchè questo paese parla di green new deal, parla di decarbonizzazione, a Trieste Arvedi ha chiuso l’area a caldo, ma per Taranto si debba ragionare sempre su un enclave sottratta a questo ragionamento ed a questa traettoria del Paese e dell’Europa, non lo possiamo più accettare” .