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L’Italia dei veti alle porte del voto

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Di Maio: Conte bis o niente accordo con il Pd. Conte: Con la Lega per me esperienza finita. Zingaretti: No a Conte perché serve discontinuità.

Veti incrociati a due giorni dall’appuntamento fissato per tutti da Mattarella, al Quirinale. Mentre scriviamo, e sono le 18.30 del 25 agosto 2019, sembra non vi siano nemmeno i presupposti per un aperitivo tra Pd e Lega, alla presenza di Conte: figurarsi un Governo. Se tutte le posizioni dovessero restare ai blocchi di partenza, l’unica alternativa alle urne anticipate sarebbe una riedizione del governo gialloverde ma senza Conte, ovviamente. Perché sarebbe davvero strano assistere al seguente paradosso: da una parte Conte è dirimente, dall’altra risolutivo, visti gli stracci volati tra lui e Salvini. Insomma, se al Pd il nome di Conte suona come un aut aut, verso la Lega lo stesso nome rappresenta un problema in meno da affrontare, rimosso in fretta dall’interessato. Oppure no? Difficile districarsi nella terza repubblica delle contraddizioni quotidiane.

E intanto Dibattista pontifica, la Meloni raccoglie le firme e vira diritta verso le urne (da Mattarella aveva chiesto che il centrodestra avesse la possibilità di contarsi in Parlamento) Fico risponde “no grazie” a chi lo vorrebbe a Palazzo Chigi, Renzi sembra rientrato nella tana dei lupi e Di Maio…. mah, Di Maio speriamo che se la cava. Speriamo per lui, così giovane e così consumato da una politica che ha bisogno di spalle grosse.

Se tutto fosse logico, Mattarella avrebbe già materiale in abbondanza per sciogliere le Camere mercoledì al termine di un qualsiasi mandato esplorativo istituzionale, e naturalmente vano. Ma si vedono cose da pazzi in questo manicomio. Prepariamoci a tutto, anche ad un altro murales a tinte varie.