Piani Alti
Di Maio-Zingaretti, ore 14: si tratta per il nuovo Governo
Diciamolo chiaramente, si tratta di stabilire subito chi, dove e come. Dunque si tratta di partire dal nome del presidente del Consiglio e dal nome del commissario Ue che il Governo italiano deve indicare entro lunedì a Bruxelles.
Per tutto il resto ci sono gli accomodamenti, le iperboli, i non detto e l’elenco dei punti di quello che domani potremo anche chiamare nuovo contratto, patto di legislatura, governo di svolta, cambiamento 2.0. La fantasia al potere non è mai mancata.
Pd e M5S alle 14 si incontrano ma prima di ogni altra cosa dovranno rimuovere gli ostacoli che al loro interno sono evidenti e pesanti. Zingaretti deve fare i conti con Renzi, che in Parlamento ha la maggioranza dei deputati democratici nominati e quindi fatti eleggere nel 2018. Dunque il presidente della Regione Lazio è un segretario senza pieni poteri di trattativa.
Di Maio è politicamente un fantasma che cammina per i corridoi di Montecitorio, sconfitto su tutta la linea dal 4 marzo del 2018, e che dentro M5S vorrebbero (non pochi) ringraziare per l’impegno sin qui dimostrato, come si fa nelle società di calcio quando si esonera un allenatore che non sa più come conquistare almeno un pareggio al 90esimo.
Se, e sottolineiamo se, un governo M5S-Pd dovesse prendere forma, da una parte dovrebbe varcare la linea Maginot tracciata in silenzio da Di Battista; dall’altra, prendere atto delle condizioni di Renzi. Servirebbe un capolavoro di diplomazia interna prima e di rappresentazione efficace esterna dopo: il tutto così ben orchestrato e miscelato da poter sembrare plausibile martedì sera al Quirinale, dove ieri Mattarella è apparso scuro in volto e visibilmente seccato dalla perdita di tempo messa a verbale alle 20, terminato il giro di consultazioni.
Tutto il resto è politichetta di annunci social. Che siamo dieci, tre o cinque… non saranno certo i punti programmatici a segnare una eventuale convergenza. Ma i nomi si, quelli sì. Chi sarà il presidente del Consiglio? chi si occuperà della temutissima (???) immigrazione? Chi firmerà la Legge di Stabilità? Chi sarà il commissario italiano a Bruxelles? Che ruolo avranno nell’eventuale Governo alcune delle personalità attualmente sedute nel gruppo misto del Senato (soprattutto). Chi ha governato con Salvini troverà spazio in un Esecutivo che vira a sinistra? Siederà intorno allo stesso tavolo chi salì sulla Diciotti tra i migranti e chi sul caso Diciotti ha condiviso le scelte di Salvini, tanto da salvarlo da un processo?
Nomi, dunque. No slogan, a cominciare dal paravento del taglio dei parlamentari, provvedimento che avrebbe comunque i suoi effetti nella prossima legislatura, e dunque presupporrebbe l’adeguamento dell’attuale legge elettorale. Per i Cinque Stelle è tempo di diventare grandi. Per il Pd è tempo di mostrarsi grande. Al momento, di entrambi gli auspici non si intravedono premesse nitide all’orizzonte.