Sul Pezzo
Taranto, una folla di gente per l’ultimo saluto a Nadia Toffa
Taranto non dimentica la sua concittadina Nadia Toffa. E’ stato un saluto sentito, commosso e sincero quello tributato dalle centinaia di persone che hanno affollato la chiesa Gesù Divin Lavoratore al rione Tamburi (in coda a questo articolo il link della nostra diretta Facebook, ndr).
Una folla di gente accorsa a pochi metri dalle ciminiere e dall’immensa copertura dei parchi minerali che rende ancora più sinistro e cupo il paesaggio intorno alle case del rione.
Le navate e i banchi della chiesa puntellati dalle magliette “Ie iesche pacce pe te”, quelle lanciate dalla “iena” Nadia Toffa con Ignazio del MiniBar, che hanno consentito di raccogliere una somma di denaro confluita nel nuovo reparto di Oncoematologia Pediatrica all’ospedale SS. Annunziata. Tanti cittadini hanno reso omaggio a Nadia, molte le testimonianze che hanno ricordato il suo impegno in favore di Taranto. Era presente una delegazione del Comune di Taranto con il Gonfalone della città portato dai vigili urbani.
Alla fine tanti applausi. Ma anche le lacrime di chi ha visto in Nadia un vessillo per le ferite e per le battaglie di Taranto. “Lei urlava per noi – ha detto tra i singhiozzi Ignazio D’Andria al termine della cerimonia – ora dobbiamo imparare ad urlare da soli per farci ascoltare”. In apertura della messa è stata data lettura del messaggio dell’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro. Ecco il testo integrale.
“Carissimi fratelli e sorelle,
colgo dalla corale commozione della Città di Taranto l’intenzione di preghiera per Nadia Toffa, cittadina onoraria di questa città e per la quale viene celebrata la santa messa di suffragio in questa chiesa di Gesù Divin Lavoratore. Le siamo grati per il suo invito a sorridere sempre affrontando le prove con determinazione, infondendo serenità e coraggio. Il suo impegno per la raccolta fondi a favore del reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale è stato un segno tangibile della sua bontà e della grandissima sensibilità, dimostrando che una “cronaca” negativa può essere trasformata in un racconto di speranza solo attraverso il proprio impegno.
Personalmente in questa santa messa vorrei facessero eco tutte le frasi di tenerezza e di fiducia in Dio che lei ha pronunciato nell’ultimo tratto della sua esperienza terrena: anche io ne sono rimasto edificato soprattutto perché è nitido il raggio della grazia del Signore pur nel groviglio complicato e misterioso della sofferenza. Così Nadia: «Il Signore mi ha dato questa sfida e io ce la sto mettendo tutta, combatto. Ci sono voluti mesi, non è stato facile, ovviamente ho pianto, mi sono ribellata, ho sofferto tanto, c’è voluto molto per poter trasformare questa mia domanda (…) ci sono voluti mesi di dolore, di introspezione, di sofferenza, ma non bisogna mollare mai, mai! Perché non siamo soli!»
In questa messa preghiamo per Nadia, per i suoi cari, per tutti gli ammalati e per la nostra città perché con tenacia e fiducia affronti le sue sfide. Il Signore Risorto doni a ciascuno di noi la consolazione della sua presenza”.
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