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“Rifacciamo il Ponte Girevole’…

Pubblicato | da Redazione

Di ritorno dalla riunione sul Contratto istituzionale di sviluppo, il primo cittadino di Taranto ha lanciato una proposta da sottoporre al Tavolo istituzionale forse già nell’incontro che potrebbe tenersi a metà febbraio a Taranto: ristrutturiamo, anzi rifacciamo, il Ponte Girevole.

A cosa si deve una simile sortita? Il simbolo di Taranto ha bisogno di manutenzioni urgenti? Oppure Stefàno intende ricalcare le orme del suo predecessore Di Bello? Ricordate, infatti, il raddoppio del Ponte Girevole proposto dall’architetto Bohigas durante il regno di Rossana?

Vedremo cosa accadrà. Intanto, un’altra novità del vulcanico sindaco è rivolta non solo ai tarantini. Forse aveva finito la carta da lettere, oppure gli si era rovesciato il calamaio con l’inchiostro. Fatto sta che dopo le ormai famose letterine… (finite anche su una gustosissima t-shirt umoristica), l’instancabile primo inquilino di Palazzo di città ha pensato di mettersi ‘a capo’ delle città italiane sedi di stabilimenti siderurgici.

Diamo per scontata l’unanime “forte preoccupazione per il futuro delle rispettive realtà produttive e dei rispettivi livelli occupazionali”. L’asse portante dell’iniziativa stefaniana sembra essere la richiesta di “un incontro urgente al Governo per l’istituzione di un apposito tavolo nazionale sulla siderurgia e sul trasporto, con il coordinamento dell’Anci per conoscere gli intendimenti e le strategie che il Governo intende attuare per il comparto siderurgico”.

Ma i sindaci sapevano che in quella stessa giornata, a pochi metri da loro, in un bel palazzotto romano chiamato Montecitorio, un’assemblea di circa 600 persone nominata dalle segreterie di partito in nome e per conto del popolo italiano (quindi eletta…) si affannava a convertire in legge il NONO decreto salva-Ilva? Ne conoscono il contenuto?

Sanno che la strategia del Governo è sostanzialmente: vendere (o affittare) entro il 30 giugno l’Ilva e annacquare ancora di più le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale?
Purtroppo, anche l’Aia più stringente non metterebbe al riparo la popolazione dagli effetti nefasti dell’inquinamento industriale, soprattutto in una città come Taranto sottoposta ad emissioni di diverso tipo: siderurgia, raffinazione, cementificio, inceneritori, autotrasporto. Ci permettiamo, comunque,di suggerire due cose semplici, semplici a Stefàno ed agli altri sindaci semmai questo Tavolo dovesse realmente prendere vita. La prima è che bisognerebbe rendere stringenti ed inderogabili i termini dell’Aia invece di diluirli. In secondo luogo va ricordato che l’Aia vigente riguarda solo il comparto aria mentre gli scarichi in acqua e l’utilizzo delle discariche non sono normati secondo Autorizzazione integrata ambientale. Una vacatio che sicuramente non va a vantaggio di cittadini e operai.