Salute
Bentivogli: Spegnimento Afo2 complica l’ambientalizzazione
“Siamo molto preoccupati rispetto a quello che sta accadendo. La notizia del possibile spegnimento di Afo2 si somma agli altri problemi riguardanti la cassa integrazione e lo scudo penale, complicando non solo la gestione dell’accordo, ma soprattutto il rilancio industriale e l’ambientalizzazione”.
Lo ha detto il segretario generale nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli al termine del vertice di ieri al Ministero dello Sviluppo economico. L’incontro sarebbe dovuto servire a verificare la tenuta dell’accordo dello scorso 6 settembre, ma di fatto è stato incentrato sulla cassa integrazione per 1395 lavoratori avviata da ArcelorMittal Italia a Taranto e sulla questione dell’immunità penale.
In corso d’opera è giunta la notizia del possibile spegnimento dell’Altoforno 2. La Procura, infatti, ha disposto l’avvio della procedura di spegnimento di Afo2 nello stabilimento siderurgico di Taranto. L’impianto era oggetto di sequestro preventivo dopo l’infortunio costato la vita all’operaio 35enne Alessandro Morriccella, morto nel 2015 investito da una colata incandescente. Il provvedimento della Procura fa seguito al rigetto dell’istanza di dissequestro deciso nei giorni scorsi dal Gup. Il sostituto procuratore Antonella De Luca ha affidato al custode giudiziario, Barbara Valenzano, la definizione del cronoprogramma per lo spegnimento dell’impianto.
Secondo Bentivogli “l’incertezza sullo scudo penale che, ricordiamo, è solo temporaneo e limitato ai lavori che servono all’applicazione dell’Aia, va sciolta il prima possibile perché non si possono scaricare sui lavoratori, e sulle loro famiglie, i rischi della chiusura degli impianti e della perdita del lavoro in una zona del Sud del Paese con grossi problemi occupazionali. Rispetto alla richiesta di cassa integrazione, riteniamo che l’azienda, partita con un livello occupazionale più basso rispetto alla precedente gestione, abbia già le necessarie flessibilità per affrontare il calo della domanda di acciaio, senza dover ricorrere agli ammortizzatori sociali. Per questo chiediamo il ritiro della procedura di cassa integrazione e l’impegno da parte di tutti a fare la propria parte senza scaricare su lavoratori e ambiente le proprie responsabilità. Anche perche e’ molto grave che azienda non abbia dato alcuna rassicurazione sul rientro alla fine dele 13 settimane dei 1395 lavoratori. L’accordo sul piano non ha compiuto ancora un anno, l’azienda e’ sottodimensionata, bisogna evitare azioni unilaterali che pregiudicherebbero la tenuta dell’intesa del 6 settembre 2018”.