Cinema, Cooltura
‘Restiamo amici’, Riondino al Bellarmino
Storia d’amicizia con giallo per il nuovo film di Michele Riondino, Restiamo amici, firmato da Antonello Grimaldi (in programma al Cinema Bellarmino).
Una di quelle amicizie che legano le persone per tutta una vita, nel bene e anche nel male, soprattutto se ci si ritrova adulti sulla strada della maturità, con addosso giornate complicate da ciò che è andato dritto e soprattutto da ciò che è andato storto nelle esistenze… Eccolo lì, dunque, Michele Riondino a Trento, nel panni di Alessandro, pediatra quarantenne con figlio adolescente a carico e l’incapacità cronica di rifarsi una vita dopo che l’amatissima moglie è scomparsa prematuramente. Un rapporto sincero e caloroso con il suo ragazzino e con la vita, che nonostante il lutto lo vede in equilibrio sulla sua felicità. Non propriamente lo stesso si può dire dei suoi due storici amici, compagni di guasconate in gioventù e oggi intrappolati nei loro problemi: da una parte c’è Leo, ovvero Libero De Rienzo con aria arruffata e sconsolata, commerciante poco felice, con moglie insostenibile e debitori ancor meno sostenibili alle spalle; dall’altra c’è Gigi, ovvero quel furbetto di Alessandro Roja, l’eterno gaudente del trio, che infatti vive in Brasile e proprio da Rio telefona ad Alessandro per dargli la ferale notizia: è gravemente ammalato, ha i giorni contati e ha urgente bisogno di lui… È così che quella che parrebbe essere una storia di quotidiana amicizia si trasforma in un giallo con truffa in bilico tra Trento e la Svizzera: Gigi infatti vuole mettere le mani sui tre milioni lasciatigli in eredità dal padre a patto di avere un nipote e chiede ad Alessandro di prestargli suo figlio… Si tratta di fingere che il vero padre del ragazzo sia Gigi, frutto di una relazione tra lui e la moglie di Alessandro…
Il tutto procede lungo gli snodi piuttosto complessi della trama desunta dall’omonimo romanzo di Bruno Burbi: ovviamente tra rifiuti categorici, ripensamenti, finte agnizioni, scoperte incredibili, tradimenti e stratagemmi per risolvere gli intoppi. C’è di mezzo un notaio truffaldino (Ivano Marescotti) e anche una nuova possibile storia d’amore pronta a riportare l’ordine nella vita di Alessandro, il tutto in un succedersi di snodi e colpi di scena che danno corpo a un intrigo che mira a rifarsi alla tradizione di genere del cinema italiano (e infatti produce Minerva, che su questa linea si sta muovendo con convinzione). La regia di Antonello Grimaldi va detto che fatica a trovare il giusto equilibrio proprio in questa direzione, perdendosi nelle maglie di una sceneggiatura complessa e spesso poco chiara. Sarebbe stato meglio costruire un impianto più solido in direzione del versante umano della commedia, dando maggior rilievo al doppiofondo dei due comprimari e consentendo al personaggio di Michele Riondino, ricco di possibilità drammaturgiche, di trovare un maggiore spazio d’azione psicologico e sentimentale. Il film invece preferisce prendere la strada del colpo gobbo all’italiana, spingendosi nelle anse di inseguimenti e colpi di scena risolti con poca verve dalla regia e dalla sceneggiatura. Resta per fortuna la presenza immediata e carismatica di Michele Riondino, che conduce il film al meglio, cercando il giusto equilibrio per il suo personaggio e rendendo comunque godibile la pellicola.