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Salute e Ambiente, due associazioni chiamano il Governo alle proprie responsabilità

Pubblicato | da Redazione

La lettera è indirizzata al premier Conte e ai ministri Di Maio, Buonafede, Costa, Lezzi e Grillo. I Genitori Tarantini e LiberiAmo Taranto chiedono “di fare chiarezza e di informare noi tarantini, cittadini italiani, se il Governo italiano ha impugnato la sentenza Cedu presso la Grande Camera. Inoltre – aggiungono –  gradiremmo sapere se con l’emanazione del decreto crescita lo Stato italiano ritiene di aver adempiuto alle disposizioni contenute nei punti 178 e 180 della sentenza che prevedono testualmente che il ” piano ambientale approvato dalle autorità nazionali e recante l’indicazione delle misure e delle azioni necessarie ad assicurare la protezione ambientale e sanitaria della popolazione, dovrà essere messo in esecuzione nel più breve tempo possibile. “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino!”.

Lo scorso 24 gennaio è stata emessa dalla Corte Europea dei Diritti Umani la sentenza di condanna dell’Italia per la violazione dell’articolo 8 e 13 della convenzione dei diritti umani. “In tale dispositivo giuridico vengono indicate, dal punto 178 al punto 180, le modalità attraverso cui lo Stato italiano è chiamato a rimediare a tali violazioni.  Noi ricorrenti, insieme a tutti i cittadini di Taranto, colpiti negli anni da tali violazioni, aspettavamo di conoscere, quindi, se il Governo avesse impugnato tale sentenza o avesse iniziato a conformarsi alle prescrizioni contenute in essa. Ci saremmo aspettati – scrivono le associazioni nella lettera presentata stamani in conferenza stampa –  infatti, che già in occasione della visita a Taranto di un corposo gruppo di rappresentanti del Governo, avvenuta il 24 aprile scorso, il vicepresidente del Consiglio, l’on. Luigi Di Maio e i ministri Barbara Lezzi, Sergio Costa, Grillo e Bonisoli, avessero informato i cittadini tarantini, delle decisioni e azioni che lo Stato ha intrapreso per rimediare alle gravi violazioni rilevate dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo. In quella occasione, riteniamo, avrebbero dovuto rispondere alle domande di diversi rappresentanti delle associazioni presenti al tavolo in Prefettura per chiarire se lo Stato italiano avesse presentato ricorso alla Grande Camera, visto che il termine per la presentazione dell’istanza scadeva proprio lo stesso giorno dell’incontro con le associazioni tarantine; in caso contrario, avremmo comunque gradito conoscere le azioni intraprese dal Governo per ottemperare alle prescrizioni previste dalla sentenza. Gradiremmo sapere – si legge inoltre nella lettera  –  se Governo ritiene di aver recepito le prescrizioni della sentenza Cedu mediante le recenti modifiche apportate all’articolo 46 del decreto crescita. In tal caso, riterremmo molto grave l’azione di questo esecutivo perché, nonostante le modifiche apportate a quella norma, verrebbe confermato l’ultimo piano ambientale approvato, ritenendo che lo stesso “risolva” l’emergenza sanitaria, mentre invece i dati raccolti e le evidenze scientifiche, sostenute dal prof. Alessandro Marescotti ma anche da ARPA e Asl  locali, dimostrano che, in particolare per quanto riguarda le emissioni di diossina, tali provvedimenti sono del tutto inefficaci a risolvere le violazioni e i danni ambientali che la procura di Taranto ha quantificato in 8.100.000.000 di euro, mentre il piano di risanamento ne prevede solo 1.100.000.000”.

Insomma, “alla luce dei dubbi sopra esposti, e in assenza di sufficienti informazioni a riguardo, non possiamo escludere dunque che l’incontro dello scorso 24 aprile a Taranto tra autorità politiche e associazioni sia stato unicamente finalizzato ad un “apparente” coinvolgimento del territorio, in vista delle prossime consultazioni per il rinnovo del parlamento europeo – è il dubbio delle due associazioni firmatarie del documento – pertanto le chiediamo di fare chiarezza e di informare noi tarantini, cittadini italiani, se il Governo italiano ha impugnato la sentenza Cedu presso la Granda Camera. Inoltre gradiremmo sapere se con l’emanazione del decreto crescita lo Stato italiano ritiene di aver adempiuto alle disposizioni contenute nei punti 178 e 180 della sentenza che prevedono testualmente che il ” piano ambientale approvato dalle autorità nazionali e recante l’indicazione delle misure e delle azioni necessarie ad assicurare la protezione ambientale e sanitaria della popolazione, dovrà essere messo in esecuzione nel più breve tempo possibile. Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino!” chiudono  Genitori tarantini e LiberiAmo Taranto.