Sul Pezzo
Ex Ilva, immunità penale: stop dal 6 settembre. Ma il dissenso non si placa
L’immunità penale per affittuari e acquirenti dell’ex Ilva è legge dello Stato. Lo affermano i parlamentari del Movimento 5 stelle eletti a Taranto. “L’abrogazione dell’immunità penale agli affittuari e acquirenti dell’ex stabilimento Ilva di Taranto è finalmente Legge dello Stato, con decorrenza dal 6 settembre 2019”, scrive il sen. Mario Turco sulla sua pagina Facebook “official”.
Turco spiega che “da subito, però, è ridotta l’operatività dell’esimente penale, essendo stati espunti dal testo istitutivo originario le condotte in materia di tutela della salute, dell’incolumità pubblica e di sicurezza l lavoro”. E aggiunge: “Si pone fine così alla vertenza giuridica di chi considerava l’immunità penale già scaduta il 31 marzo 2019 e chi come l’avvocatura dello stato la faceva scadere al 2023. Finalmente è stato ripristinato un diritto costituzionale assurdamente negato ai cittadini di Taranto dai governi Renzi-Gentiloni per tanti e drammatici anni. Il cammino è ancora lungo ma adesso l’obiettivo prossimo è istituire la prevenzione integrata del danno sanitario (VIIAS), con la relativa revisione dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA), e far partire la riconversione economica e culturale dell’intera provincia di Taranto”.
Anche l’on. Rosalba De Giorgi comunica la stessa notizia “Ad una settimana dalle dichiarazioni rese a Taranto dal ministro Luigi Di Maio, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto crescita contribuisce a spazzare i dubbi strumentalmente insinuati sulla questione dell’immunità penale ed amministrativa che era stata concessa ai gestori dello stabilimento siderurgico tarantino”.
“A mettere fine ad ogni tipo di speculazione – continua – è l’articolo 46 del provvedimento che illustra le modifiche apportate all’articolo 2, comma 6, del DL del 5 gennaio 2015, n.1 (poi convertito dalla legge n. 20 del 4 del marzo dello stesso anno) che depotenziano quello che era diventato un vero e proprio “salvacondotto”. In estrema sintesi, a seguito delle variazioni in oggetto, le condotte connesse all’attività industriale e strettamente collegate all’attuazione dell’AIA dovranno rispettare, nei termini e nelle modalità, le prescrizioni imposte dal Piano Ambientale modificato ed integrato con il D.P.C.M. del 29 settembre 2017, che da adesso in poi divengono le migliori regole preventive in materia esclusivamente ambientale a cui uniformarsi. A partire dal 6 settembre, per i gestori dell’ex Ilva l’unica condizione per non incorrere in responsabilità e sanzioni sarà solo una: rispettare la legge. Sempre e comunque”.
Ma il dissenso non si placa. Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink e storico ambientalista tarantino, non crede a quanto sostenuto dal M5S. “L’immunità penale si abroga così – scrive su Facebook – e non hanno avuto il coraggio di farlo altrimenti ArcelorMittal sarebbe andata via da Taranto. Ecco come si fa un vero decreto legge di abrogazione. Art. 1: Sono soppressi il secondo e il terzo periodo all’articolo 2, comma 6, del decreto legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modifiche, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, e sono conseguentemente soppresse tutte le successive modifiche e integrazioni avvenute con il decreto 98/2016”.
Dubbi sono espressi anche da Lina Ambrogi Melle, già consigliere comunale ecologista. “L’immunità resta fino al completamento delle prescrizioni Aia , impianto per impianto (fino al 2023) – scrive su Facebook rispondendo al sen. Turco – e sappiamo già dalla Valutazione del danno sanitario fatta da Arpa, dopo il riesame Aia di Clini, che anche se venissero realizzate tutte le prescrizioni Aia, a Taranto rimarrebbe un rischio sanitario inaccettabile con almeno 12500 tarantini a rischio di contrarre il cancro. Quindi è arrivato il momento di risolvere i problemi con la chiusura area a caldo. La recente sentenza della Corte dei Diritti dell Uomo di Strasburgo, di cui sono una promotrice e prima firmataria, condanna lo Stato italiano per tutte le leggi salva Ilva e per il DPCM del 29 settembre 2017 che autorizza gli impianti dell area a caldo a produrre. Anche questo DPCM é stato impugnato da noi cittadini con un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica da me promosso, perché presenta vari vizi di legittimità costituzionale. Per favore, fate dei provvedimenti seri che risolvano i problemi e non quelli che ci lasciano sempre nel caos anche legislativo”.