Skip to main content

Taranto, qualità dell’aria: un bel respiro di sollievo… finchè dura

Pubblicato | da Michele Tursi

Tarantini, tirate un bel “respiro” di sollievo… finchè dura. L’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) ha pubblicato l’edizione 2018 del rapporto sulla “Qualità dell’Ambiente Urbano“.

Al 10 dicembre 2018 (stime preliminari) sono in tutto 19 le città che hanno oltrepassato il limite giornaliero per il PM10 e tra queste non c’è Taranto. Brescia, con 87 giorni, è la città con il maggior numero di superamenti, seguita da Torino e Lodi con 69. Nel 2017 il valore limite annuale per l’NO2 è stato superato in almeno una delle stazioni di monitoraggio di 25 aree urbane, si sono poi registrati più di 25 giorni di superamento dell’obiettivo a lungo termine per l’ozono in 66 aree urbane su 91 per le quali erano disponibili dati e il superamento del valore limite annuale per il PM2,5 (25 µg/m³) in 13 aree urbane su 84.

Nel 2017 il capoluogo ionico non è tra le 106 aree urbane in cui ci sono stati superamenti del valore limite giornaliero del Pm 10 (50 micorogrammi per metro cubo di aria da non superare più di 35 volte all’anno). Va detto però, che il valore di legge adottato in Italia è ben al di sopra delle linee guida dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), pari a 20 microgrammi per metro cubo di aria, lo stesso utilizzato dai periti di Ambiente svenduto per valutare i danni sanitari oggetto del processo a carico di ex proprietari ed ex dirigenti dell’Ilva.

UNA PREMESSA – Prima di guardare i dati va fatta una premessa. Rispetto al periodo 2008/2009/2010/2011/2012, la qualità dell’aria a Taranto è sicuramente migliorata, ma è evidente che l’abbattimento degli agenti inquinanti in atmosfera è dovuto sostanzialmente ad un solo elemento: la marcia ridotta degli impianti siderurgici, dovuta all’inchiesta Ambiente svenduto ed a tutto quello che ne è seguito. Ma cosa accadrà quando altoforni, cokerie e convertitori riprenderanno a lavorare a pieno regime? Le misure previste dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) saranno sufficienti a contenere l’inquinamento? Vedremo. Intanto, i tarantini faranno ancora da cavie, tra un allarme wind day e la puzza di gas della raffinieria Eni da cui transiterà anche il greggio della Total estratto nei pozzi di Tempa Rossa.

PM 10 – Tra gli inquinanti atmosferici il particolato è quello con il maggior impatto sulla salute umana. La direttiva 2008/50/CE e il D.Lgs 155/2010 stabiliscono per il PM10, ai fini della protezione della
salute umana, un valore limite annuale di 40 µg/m³ e un valore limite giornaliero di 50 µg/m³ da non
superare più di 35 volte in un anno. Secondo i dati Ispra, riferiti al 2017, a Taranto (con una rete di sei centraline) si sono verificati 8 superamenti del valore limite e 27 del valore medio annuo che considera un tetto massimo di 40 microgrammi. Siamo più o meno al livello di Bari e Lecce, ben lontani dagli oltre 100 sforamenti di Pavia, Vicenza, Padova, Torino. Ci sono anche i dati relativi al periodo compreso tra l’1 gennaio e il 30 settembre del 2018: a Taranto ci sono stati 5 sforamenti, a Bari 7, a Lecce 4, a Brindisi 7.

PM 2,5 – Il particolato ancora più sottile, è più pericoloso per la salute dell’uomo. Date le ridotte dimensioni, queste polveri, una volta inalate, penetrano in profondità nel sistema respiratorio umano e, superando la barriera tracheo-bronchiale, raggiungono la zona alveolare. La normativa attualmente in vigore stabilisce per il PM2,5 un valore limite di 25 µg/m³ da raggiungere entro il 1° gennaio 2015. Nel 2017 a Taranto ci sono stati 14 sforamenti del valore medio annuo (pari a 25 microgrammi per metro cubo di aria). Stesso numero a Brindisi, Lecce, Fogglia, 15 a Bari. Nello specifico delle singole centralini questi sono i valori medi annui: Via Archimede 12 microgrammi, via Alto Adige 11 microgrammi, via Machiavelli 14 microgrammi, zona Cisi 9 microgrammi.

NO2 BIOSSIDO DI AZOTO – Per il biossido di azoto, il D. Lgs. 155/2010 stabilisce per la protezione della salute umana un valore limite orario (200 µg/m³ di concentrazione media oraria da non superare più di 18 volte in un anno) e un valore limite annuale (40 µg/m³). Questo inquinante a Taranto viene monitorato da 5 postazioni. Nel 2017 non c’è stato alcun superamento della media oraria e il valore medio annuo è di 27 microgrammi. La postazione con la concentrazione annua più alta è quella di via Alto Adige con 27 microgrammi.

O3 OZONO – Dopo il particolato, l’ozono è l’inquinante atmosferico che, per tossicità e per i livelli di concentrazione che possono essere raggiunti, incide maggiormente sulla salute umana. Può causare seri problemi anche all’ecosistema, all’agricoltura e ai beni materiali. Il D.Lgs. 155/2010 definisce per l’ozono ai fini della protezione della salute umana un obiettivo a lungo termine (OLT, pari a 120 μg/m3, calcolato come valore massimo giornaliero della media della concentrazione di ozono su 8 ore consecutive), una soglia di informazione (180 μg/m3) e una soglia di allarme (240 μg/m3) entrambe come media oraria. A Taranto nel 2017 ci sono stati 40 superamenti dell’obiettivo a lungo termine, zero superamenti delle soglie di informazione e di allarme.

BENZO(a)PIRENE – La IARC (IARC, 2012) ha classificato in particolare il benzo(a)pirene (B(a)P), come cancerogeno per l’uomo (categoria 1). Il B(a)P è ritenuto un buon indicatore di rischio cancerogeno per la classe degli IPA valutati; è stato stimato un rischio incrementale pari a 9 casi di cancro polmonare ogni 100.000 persone esposte per tutta la vita ad una concentrazione media di 1 ng/m3 di B(a)P. L’OMS ha quindi raccomandato un valore guida di 1 ng/m3 per la concentrazione media annuale di B(a)P. Questo valore coincide con il valore obiettivo fissato dal D.Lgs 155/2010. A Taranto sono tre le centraline che rilevano questo inquinante, nel 2017 la media annuale è stata di 0,4 nanogrammi, a Lecce 0,2 a Bari 0,1. Queste le medie annuali delle singole stazioni di monitoraggio: via Alto Adige 0,2; via Macchiavelli 0,2; Talsano 0,4.