Sul Pezzo
Operai morti a Taranto, Procura e Spesal indagano sull’utilizzo di caschi e cinture di sicurezza
Dopo la tragedia costata la vita a due operai edili questa mattina a Taranto, sono in corso gli accertamenti per chiarire l’esatta dinamica dell’episodio. Ad indagare sono gli ispettori dello Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro) dell’Asl e la Procura della Repubblica. Le indagini sono affidate al sostituto procuratore Putignano. Il mezzo è stato posto sotto sequestro. Nominato un perito.
I due operai sono caduti da un’altezza di circa dieci metri a causa del ribaltamento del cestello della grù su cui stavano effettuando un intervento di restauro ad una palazzina in via Galeso, al rione Tamburi di Taranto. A perdere la vita sono stati Giovanni Palmisano, 32 anni, titolare di un’impresa di Locorotondo (Ba) e Angelo D’Aversa di 64 anni operaio della stessa ditta.
“Dagli elementi raccolti sul posto – spiega il dottor Cosimo Scarnera, responsabile dello Spesal – sembra che sia venuto meno l’utilizzo di alcuni dispositivi di protezione (caschi e cinture di sicurezza). Se c’è stata un’inadempienza, ora bisogna individuarla e capire per quali motivi si è verificata. Purtroppo le cadute dall’alto, anche da altezze non rilevanti, spesso hanno esiti gravi, se non addirittura mortali come nel caso odierno”.
La sicurezza in edilizia è un argomento su cui da tempo sono impegnate le istituzioni. “C’è tanto lavoro da fare – commenta Scarnera – e noi cerchiamo di adottare quante più misure possibili. Proprio il prossimo 20 novembre, su iniziativa della Prefettura di Taranto, è in programma la firma di un protocollo d’intesa per la sicurezza e la prevenzione in edilizia. Sullo stesso argomento il 4 dicembre a Taranto si svolgerà un convegno”.
LE REAZIONI
Mino Borraccino (Assessore regionale allo Sviluppo economico): Ancora una volta dobbiamo piangere persone morte per guadagnarsi da vivere. Una famiglia distrutta dalla scarsa cultura della sicurezza e dalle insufficienti misure adottate. Il Ministro del Lavoro, così attento ad aggredire la stampa e ad ingiuriare chiunque non la pensi come lui, cosa aspetta a emanare norme stringenti sulla sicurezza sul lavoro? Questa è la sicurezza da tutelare, non quella propagandata da Salvini, rivolta a perseguire gli emarginati e i più poveri fra i poveri.
Emidio Deandri (presidente Anmil Taranto): Morire così è da terzo mondo. Queste morti bianche sono figlie di incuria e di un calo di attenzione rispetto alle condizioni minime di sicurezza in cui si dovrebbe lavorare in ogni cantiere e qualora si dovesse accertare l’assenza o l’impraticabilità di quei dispositivi che assicurano la vita dei lavoratori sarà opportuno chiedere ragione di tali gravi perdite in tutte le sedi opportune.