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Quel borghese piccolo piccolo… e così attuale
Un classico, ormai, della letteratura e del cinema italiano salirà sul palco dell’Orfeo, in versione teatrale, inaugurando la stagione 2018-2019.
Il “Un borghese piccolo piccolo” firmato dalla regia di Fabrizio Coniglio, lunedì 19 novembre vedrà protagonista Massimo Dapporto nel teatro tarantino di via Pitagora. Tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami – da cui è stato poi ricavato in un secondo momento il capolavoro di Monicelli – è il ritratto di un’attualità agghiacciante. La peculiarità del romanzo è la tinta grottesca, che si cerca di ripercorrere nell’adattamento di Fabrizio Coniglio, con cui Cerami descrive le umili aspirazioni del protagonista Giovanni, il borghese piccolo piccolo. In scena una tragicommedia che, nella prima parte, regalerà momenti di comicità a tratti esilarante. Il Borghese piccolo piccolo è Giovanni Vivaldi, un uomo di provincia che lavora al ministero, il cui più grande desiderio è quello di “sistemare” suo figlio Mario, proprio in quel ministero in cui Giovanni lavora da oltre trent’anni. Ma come ottenere una raccomandazione per il figlio?
Ecco l’inizio della sua ricerca disperata di una “scorciatoia”, in questo caso rappresentata dalla Massoneria, per garantire un futuro al figlio. Le aspirazioni, il desiderio di raggirare le regole che una società democratica e civile impone, sembrano quasi connaturate nell’animo di ogni cittadino italiano. La scorciatoia o la raccomandazione è avvertita dalla nostra società come qualcosa di necessario per sopravvivere: forse, in fondo, non crediamo più nella possibilità di essere tutti uguali di fronte alla legge e nelle pari opportunità di emancipazione sociale ed economica. Questo è lo snodo fortemente attuale della storia. Il grande romanzo classico di Cerami è raccontato con il sorriso, lo stesso sorriso che solo i grandi autori come Vincenzo Cerami, per l’appunto, sanno ancora regalarci. Motivo per il quale non mancherà un grande interprete del nostro teatro: Massimo Dapporto, capace di rendere il ridicolo e il tragico nello stesso tempo, regalando grande umanità e semplicità alla famiglia Vivaldi.