Salute
Ilva: attenti, non è un gioco!
Da Michele Emiliano a Luigi Di Maio. Da questi all’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac). Sembra una partita a volley: risposta, alzata, schiacciata a rete. Sarà punto? E soprattutto in favore di chi? La vicenda Ilva, però, non è un gioco. A Taranto lo sappiamo bene. Aumenta la preoccupazione, si fa largo la sensazione che in questo momento nessuno abbia le idee chiare.
L’altro giorno il governatore pugliese ha scritto una lettera al vicepremier in cui manifesta i suoi dubbi sulla scelta del precedente Governo in favore di Arcelor Mittal (vedi documento in coda a questo articolo, ndr). Di Maio ha preso atto delle presunte “irregolarità sulla gara con cui ArcelorMittal si è aggiudicata Ilva” denunciate da Emiliano e ha girato la missiva all’Anticorruzione per le opportune valutazioni.
Appena diffusa la notizia, l’ex ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda è passato all’attacco, anzi in difesa, visto che la firma in calce alla cessione a Mittal è la sua. Con una raffica di tweet spiega come la pensa. All’inizio i toni sono soft. “Non c’è alcuna irregolarità – scrive – processo di gara elogiato anche da UE per trasparenza e serietà. Emiliano ricorre sempre contro tutti e tutto (tranne M5S), e perde regolarmente. È il suo modo di fare politica e affrontare problemi. Detto questo verifiche sono sempre benvenute”. Incalzato, rincara la dose: “Sono fesserie in libertà di un signore che sfrutta la vicenda #ILVA per avere spazio mediatico. Ho anche detto che se ANAC vuole verificare tutta la procedura di gara sono solo contento”. Alla fine spunta la tesi del complotto: “Emiliano d’accordo con Di Maio offre al suo “nuovo” leader scuse per non decidere su #ILVA . Per questo scrive a 13 mesi dalla gara! E per questo Di Maio pubblica la lettera di Emiliano dopo 13 minuti. Evidente gioco delle parti. Asilo nido sulla pelle di operai e tarantini”.
La vicenda Ilva è costellata di ambiguità, incertezze, giravolte. E questo non aiuta. Lo stesso Emiliano ne ha fatto una bandiera da sventolare nei talk televisivi e nelle piazze di Taranto, salvo poi dimenticarsi dei tarantini per molti altri aspetti. Su Arcelor Mittal, però, il governatore pugliese non ha tentennato e Calenda dimostra memoria corta. Siamo andati a ritroso nel tempo, fino al 5 giugno del 2017, giorno in cui l’Ilva fu ceduta a AmInvestCo. Ecco cosa scriveva Emiliano in una nota stampa recuperata sul sito della Regione Puglia.
“Il ministro Calenda ha firmato il decreto di aggiudicazione del Gruppo Ilva ignorando le richieste formulate dai sindacati di un ulteriore confronto. Ignorando, inoltre, i contenuti del rilancio operato dall’altra cordata e rinunciando di fatto a migliorare, attraverso una ulteriore competizione nell’interesse di ambiente e lavoratori, le proposte in campo. Rimangono degli interrogativi sospesi: quando avrà inizio l’opera di ambientalizzazione più volte rivista? Non entro il 30 settembre dal momento che sarà difficile che la commissione europea possa esprimersi entro quella data sulla potenziale sovraproduzione del gruppo Mittal. Chi assicura che Mittal non abbandoni l’operazione nel caso in cui la commissione europea ponga condizioni non più convenienti? Chi garantirà il mantenimento degli impegni occupazionali (già oggi assolutamente insoddisfacenti) nel caso in cui la commissione europea abbassi sensibilmente la produttività di Ilva? È stato valutato il costo per la collettività del tempo necessario alla commissione per esprimersi? Chi garantirà la continuità aziendale in questo lasso di tempo, che potrebbe essere anche lunghissimo? E a che costo, visto il totale spregio del piano ambientale di fatto sospeso dalla firma del decreto? Ancora una volta motivazioni imperscrutabili finiscono per ripercuotersi sulla comunità tarantina e pugliese. Nulla nella firma del decreto risulta razionale o anche solo logico. Nulla nella fretta indiavolata del ministro Calenda risulta aver, anche incidentalmente, valutato gli effetti della sua decisione sulla vita dei tarantini. Con una sola firma sono state mortificate le legittime aspirazioni di una città e di un asset strategico del paese. Uno sconcertante esempio di pressapochismo politico rischia di mettere la parola fine alla storia dell’Ilva e alla speranza di ambientalizzare il controverso simbolo di Taranto”.
Allo stesso modo, per dovere di cronaca, ricordiamo che a Taranto il Movimento 5 Stelle ha stravinto le elezioni parlando di priorità della salute e dell’ambiente sulle esigenze di produzione, di chiusura delle fonti inquinanti e riconversione economica del territorio. Concetti fotocopiati nel contratto di governo siglato da M5S e Lega. Finora Di Maio ha chiesto tempo per analizzare le 23mila pagine del dossier Ilva. Cosa accadrà con l’eventuale coinvolgimento dell’Autorità anticorruzione? La trasparenza nelle decisioni è fondamentale, la prudenza è necessaria, ma alla fine bisogna decidere.