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Taranto, il grande assente è il Consiglio comunale

Pubblicato | da Redazione

Si può dissentire mentre si produce in clamorosi cambi di rotta o annuncia ed effettua rimpasti con la stessa facilità del suo predecessore, ma c’è. Il sindaco di Taranto dice la sua e cerca di farsi ascoltare. Gli si possono contestare tante cose, ed è giusto e opportuno farlo, ma un carattere ogni giorno lo mostra.

Il grande assente di questa delicata partita storica che Taranto si sta giocando è invece il Consiglio comunale. Per forza di cose, questo giudizio non può che riguardare soprattutto quella parte di assise chiamata a governare politicamente le scelte amministrative, quindi a supportarle e a gestirle.

Una maggioranza costruita male tra primo e secondo turno delle elezioni 2017, l’assemblaggio frettoloso e macchinoso frutto di calcoli matematici, colpo utilitaristico ma davvero poco utile alla lungimiranza e alla programmazione. Una maggioranza che mostra se stessa in occasione dei bilanci, è sempre col fiato corto al traguardo, costretta a contarsi di volta in volta, sempre pronta a rimescolare le postazioni, a volte lontana dal suo sindaco, altre volte sin troppo assuefatta a fronte delle sue reprimende.

La maggioranza del Comune di Taranto muove a velocità anomala di crociera. Non sembra vedere orizzonte se non quello dei singoli o dei gruppi che si compongono e si scompongono con imbarazzante rapidità. ieri di 23, oggi pari a 18, il numero legale sufficiente per continuare ad esistere ha già una ferita profonda provocata dal filo di un rasoio sul quale continua a camminare.

Di tutto ciò, ed è solo l’affresco visibile sulla tela, ne risente il Consiglio comunale inteso come istituzione civica. A Roma, per esempio, martedì scorso sarebbe dovuto andarci un altro bus. A bordo avrebbe dovuto prendervi posto il Consiglio comunale. Accanto all’autista, sul sedile davanti, il Gonfalone. Avrebbero dovuto bussare alla porta del ministero di via Veneto, dicendo a di Maio e ai funzionari: “aprite, siamo Taranto. Vogliamo parlare di Ilva.. “. Ma in troppi, tra loro, erano forse impegnati ad allestire sgambetti o a mettere il cappello su strapuntini che lasciano sempre il tempo che trovano. Cose già viste e già archiviate nella cantina della cronaca cittadina. Non è più tempo di mozioni e inutili ordini del giorno. La partita oggi è un’altra, politica, decisiva e dura. Forse è troppo difficile da giocare. Non è cosa per tanti…