Salute
Bonifica Mar Piccolo, appalto da 32 milioni. Legambiente: troppi ritardi
Per la bonifica del Mar Piccolo di Taranto si apre una fase nuova e, forse, operativa. Il 4 luglio avverrà l’apertura dei plichi per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del primo seno del Mar Piccolo. Una gara dell’importo di oltre 32 milioni di euro.
“Dopo 2000 giorni dalla nomina del primo Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto e a 4 anni da quella dell’attuale Commissario, la dottoressa Vera Corbelli, la bonifica del mar Piccolo finalmente entrerà in una fase più concreta con l’inizio di un processo che speriamo possa portare, nel tempo, al completo risanamento ambientale di un’area di grande valore ambientale, paesaggistico ed economico”. Questo l’auspicio di Legambiente Taranto che non nasconde “il rimpianto per il tempo trascorso aspettando l’esito di studi che non vengono ancora messi a disposizione della collettività tarantina . Viene l’amaro in bocca a rileggere quello che Legambiente scriveva a marzo del 2016, lamentando che fossero passati –allora- oltre mille giorni senza che si fosse passati dalle parole e dagli studi ai fatti”.
Da allora ad oggi, è cambiato poco. “L’unica attività che abbia conseguito risultati concreti – rileva Legambiente – è stata quella volta a ripulire i fondali dall’impressionante serie di oggetti accumulatisi nel tempo; “circa 370 tonnellate di rifiuti tra cui circa 3000 kg di pneumatici, 130 kg di batterie, 1500 kg di fusti, 180 relitti metallici, 100 attrezzi da pesca e 50 automobili. Un elenco allucinante che fotografa l’atteggiamento predatorio e incurante con cui, per troppi anni, si è guardato al nostro mare. La pulizia delle sponde del mar Piccolo – annunciata con il grande risalto dato al Progetto Verde Amico fin dalla firma il 24 giugno 2016 di un primo protocollo di accordo con la Regione Puglia, cui ha fatto seguito un verbale di accordo del 2 febbraio 2017 e un accordo di collaborazione del 24 aprile 17 – continua invece ad essere solo una promessa: nell’area del Galeso e lungo le rive del Mar Piccolo le discariche a cielo aperto continuano a regnare indisturbate”.
L’intervento da 32 milioni di euro ha l’obiettivo di abbattere o pervenire a una riduzione del livello di contaminazione riscontrato nei sedimenti al di sotto delle soglie di intervento ICRAM 2004. Questo “ci fa però sperare – aggiunge l’associazione ambientalista – che si stia voltando pagina, percorrendo sotto tanti aspetti la strada che indicavamo 27 mesi fa. Il Commissario alle bonifiche ha infatti stabilito nella procedura di gara le tre tecnologie su cui effettuare una verifica di efficacia, previa dimostrazione attraverso più interventi pilota: la prima è l’asportazione selettiva dei sedimenti con relativo recupero, la seconda è il capping con relativa ricostruzione dell’habitat naturale, la terza è la bioremediation in situ. Sostanzialmente esse coincidono con quelle già individuate nello studio di ARPA Puglia del 2014, considerato insufficiente dalla dottoressa Corbelli.
La fase di dimostrazione tecnologica riguarderà un lotto di circa 2000 metri quadri per la asportazione selettiva dei sedimenti, un altro di circa 800 per il capping – con una tempistica, comprensiva del monitoraggio post opera, superiore ai 400 giorni lavorativi per entrambe le tecnologie- e 12 metri quadri per la bioremediation con una tempistica di 635 giorni lavorativi. La fase di realizzazione degli interventi veri e propri riguarderà invece 90mila metri quadri per l’asportazione selettiva dei sedimenti, 45mila metri quadri per il capping e 11mila metri quadri per la bioremediation, da effettuarsi rispettivamente in complessivi 380, 315 e 635 giorni lavorativi.
Tempi lunghi, come d’altronde ci aspettavamo considerata la gravità dell’inquinamento dei sedimenti e la complessità del Mar Piccolo. Oltretutto non c’è certezza che il tutto non si traduca in un nulla di fatto: il Commissario si è infatti riservato la facoltà , qualora nessuna delle offerte ricevute risultasse conveniente o idonea, a non procedere né alla fase della dimostrazione tecnologica né a quella successiva dell’aggiudicazione della gara. E’ quindi presto per cantare vittoria; occorrerà verificare tutto l’iter amministrativo e i risultati delle sperimentazioni per poter cominciare a sperare davvero in un futuro diverso per il nostro mare, così come saranno necessarie altre ben più consistenti risorse da dedicare alla sua bonifica, ma finalmente ora ci sono i presupposti per poter conseguire risultati significativi.
Ci auguriamo che questa svolta riguardi anche il rapporto della struttura commissariale con la città, nel segno di una reale disponibilità alla condivisione degli esiti delle ricerche già svolte e delle future sperimentazioni. Siamo ancora in attesa di conoscere i risultati degli studi effettuati in questi quattro anni, su cui abbiamo più volte inutilmente richiesto pubblicamente lumi al Commissario e per i quali torniamo a ribadire che vanno messi a disposizione della collettività anche perché pagati con denaro pubblico. Del resto non si comprende il motivo di tanta riservatezza. Solo quando verranno resi pubblici si potrà valutarne le novità rispetto a quelli effettuati e disponibili dell’ISPRA del 2010, del CNR del 2011, dell’ARPA Puglia del 2014.
Sul sito del Commissario, alla voce relativa agli interventi di risanamento e/o messa in sicurezza permanente dei sedimenti contaminati, leggiamo che sono in fase di completamento le valutazioni relative a possibili interventi da realizzare e che è in corso di completamento la zonizzazione delle aree del mar piccolo ai fini del rischio e dei possibili interventi da realizzare. Ci stupisce il fatto che nel bando di gara non venga indicata l’ubicazione di ciascuna area all’interno della quale testare ognuno degli interventi previsti, rimandandone l’esplicitazione alla comunicazione che verrà effettuata ai soli operatori ammessi alla fase della dimostrazione tecnologica tenuti, in via generale, a rispettare gli obblighi di non divulgazione delle informazioni riservate eventualmente acquisite”.