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Peppino che sfidò Cosa Nostra

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Tano Badalamenti era Tano Seduto e la mafia una montagna di merda. Tutto a Mafiopoli dove il Mafipicio produceva varianti urbanistiche dettate dagli amici degli amici.

Peppino Impastato fu ucciso perchè diceva in radio, in piazza, e ovunque potesse parlare, ciò che in realtà pensava del mondo che viveva e  contro il quale combatteva a Cinisi, a pochi chilometri da Palermo. Peppino Impastato pagò con la vita il suo coraggio, la forza delle sue parole, la capacità di argomentare l’antimafia dal basso, lungo la strada, abitando a cento passi da quel Tano Seduto che avrebbe poi dato l’ordine di farlo saltare per aria sui binari dela ferrovia.

Morì dopo la mezzanotte del 9 maggio, nel giorno di via Caetani. Il suo assassinio lo fecero passare per il suicidio di “un anarchico disilluso” e la concomitanza con l’assassinio di Moro completà il quadro di una morte anonima. Ma non per la madre di Peppino, non per suo fratello, non per i compagni di lotta e di Radio Aut.