Cooltura
Quel tessuto di porpora e oro che veniva fabbricato nell’antica Taranto
Mercoledì 28 marzo 2018, alle 18, nella Sala Incontri del Museo Archeologico nazionale di Taranto (ingresso gratuito), si parlerà di “Di porpora e d’oro. Le produzioni tessili tarantine tra VI e I secolo a.C.”. E’ previsto l’intervento di Francesco Meo, Ricercatore in Archeologia Classica presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento che, dopo un’esperienza come Visiting Scholar presso il Centre for Textile Research (CTR) dell’Università di Copenhagen, ha avviato una ricerca relativa allo studio delle produzioni tessili dell’Italia meridionale, sviluppata attraverso numerose collaborazioni con Istituzioni italiane e straniere.
Lo studio della lavorazione tessile nel mondo antico è un tema di ricerca estremamente innovativo che negli ultimi anni sta trovando sempre più spazio negli studi archeologici. La polis dorica di Taranto era particolarmente rinomata non soltanto per la produzione di un capo tipico, il tarantinon o tarantinidion, ma anche per un allevamento particolarmente curato delle greggi. Più di recente, Taranto è stata la protagonista della lavorazione di una materia prima di eccezionale interesse, il bisso marino. L’apparente assenza di tracce archeologiche ha tuttavia portato spesso a considerare le produzioni tessili secondarie.
Attraverso nuove metodologie di indagine, sviluppate grazie all’archeologia sperimentale, e le analisi con microscopi ottici ed
elettronici condotte sui lembi di tessuto conservati è ora possibile ricostruire tutta la filiera produttiva, dal reperimento e dalla selezione della materia prima alla vendita delle stoffe. Il lavoro svolto negli ultimi anni in numerosi contesti dell’Italia meridionale sta inoltre confermando come il processo produttivo fosse, in realtà, molto articolato e non esclusivamente destinato alla sfera femminile ma coinvolgesse probabilmente anche gli uomini.
L’avvio di una collaborazione tra il dott. Meo e il Museo Archeologico Nazionale di Taranto ha portato ad acquisire dati fondamentali non solo per confermare la qualità delle produzioni tarantine ma anche a identificare probabilmente il rinomato tarantinon, con il suo intreccio di fili d’oro e color porpora. Dei primi straordinari risultati di queste ultime recentissime ricerche e di molti altri aspetti relativi a questo tema si discuterà nella conferenza del 28 marzo.