Salute
Pennsylvania come Taranto: wind day, sanzione milionaria per Arcelor Mittal
I wind day non sono un problema solo di Taranto. Anche in Pennsylvania, Stati Uniti d’America, i cittadini patiscono gli effetti dell’inquinamento atmosferico durante le giornate particolarmente ventose. Protagonista della vicenda è Arcelor Mittal, il maggiore azionista della cordata AmInvestCo, prossimo acquirente dell’Ilva.
“Il più grande produttore di acciaio del mondo ha accettato di pagare quasi 2 milioni di dollari a causa delle violazioni alle norme anti-inquinamento atmosferico in una fabbrica di coke della contea di Westmoreland”. Inizia così un articolo pubblicato sul sito StateImpact, ripreso dal presidente di PeaceLink Alessandro Marescotti.
In un accordo depositato alla corte federale di Pittsburgh, Arcelor Mittal ha accettato di pagare una sanzione di 1,5 milioni di dollari alle autorità statali e federali. Inoltre, effettuerà una donazione di 300mila dollari alla Community Foundation of Westmoreland County che sarà utilizzata per iniziative volte al miglioramento della qualità dell’aria. Secondo quanto riferisce Phil Koch, direttore esecutivo della fondazione, l’ingente somma sarà utilizzata per rinnovare in chiave green il parco degli scuolabus attualmente alimentati a gasolio.
La fabbrica fu acquistata da Mittal nel 2008. Si tratta di impianti datati, risalenti agli anni 40. Nel 2014 hanno ripreso a funzionare l’area a caldo e la cokeria. Da quel momento i residenti vicini agli impianti hanno iniziato ad avvertire cattivo odore nelle giornate in cui il vento soffiava verso il centro abitato. Alcuni lamentavano di non riuscire nemmeno a dormire. I cittadini hanno chiesto l’intervento delle autorità competenti. Il Department of Environmental Protection (Dep) ha effettuato delle verifiche anche nelle abitazioni accertando ben 226 violazioni.
Ancora più dettagliato il racconto del Pittsburg Post-Gazette che ricorda molto da vicino la situazione di Taranto e in particolare del rione Tamburi. David Masur, direttore esecutivo di PennEnvironment, l’organizzazione che ha citato in giudizio Arcelor Mittal, riferisce che dall’avvio della produzione di coke, “i residenti locali hanno sopportato forti odori e fuliggine, hanno temuto per la loro salute e sono stati prigionieri nelle loro case a causa delle elevate emissioni”.
Tra le sostanze inquinanti maggiormente rilevate, l’idrogeno solforato con valori fino a otto volte superiori ai limiti di legge. Inoltre è stata accertata la mancanza e il non perfetto funzionamento di alcune centraline di monitoraggio. Da qui la decisione di citare in giudizio civile l’impresa per violazioni del “Clean Air Act”. Dopo circa due anni Arcelor Mittal ha accettato il pagamento di 1.5 milioni di dollari in favore delle autorità Epa e Dep, più i 300mila in favore della fondazione. Inoltre la società dovrà installare un’unità di desolforazione di backup.