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Ambiente, qualcuno vuole riportare indietro le lancette

Pubblicato | da Michele Tursi

A Taranto accadono cose strane. Per quasi cinquant’anni, la sua classe dirigente ha ignorato il problema ambientale, lo ha nascosto sotto il tappeto dei posti di lavoro, degli appalti gonfiati, del Pil che volava, del reddito procapite tra i più alti del Mezzogiorno. Poco alla volta abbiamo capito che tutto questo aveva un prezzo in termini di malattie, morti e devastazione del territorio e qualcuno ha iniziato a denunciare. Poi la protesta è montata, i dati sono diventati incontrovertibili e nessuno ha più potuto far finta di niente. La Procura ha istruito un maxi processo per disastro ambientale sulla scorta di due perizie che hanno certificato il nesso di causalità tra l’inquinamento proveniente dall’Ilva e decine di morti e ammalati ogni anno. A pagina 226 della perizia medico-epidemiologica disposta dal Gip Todisco si legge che: “l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte”.
Il mantra ora è: non c’è una situazione catastrofica in atto. E ci mancherebbe con mezzo stabilimento fermo sarebbe incredibile il contrario anche se viene da chiedersi cosa si intende per situazione catastrofica. Nei giorni scorsi un servizio del Tg1 delle 20 ha richiamato le misure di prevenzione disposte e diffuse dall’Asl per difendersi dall’inquinamento. Al sindaco Stefàno che, per inciso, è uno dei 43 imputati di Ambiente svenduto il servizio non è piaciuto. “Si utilizzano toni allarmistici” ha scritto nella sua lettera al direttore del Tg1. Non contento stamattina ha convocato un incontro tecnico con Asl, Arpa e Cnr aperto alla stampa che, però, è stata informata venti minuti prima dell’inizio, mentre era in corso un seminario di aggiornamento professionale che ha impegnato per tutta la mattina molti giornalisti. Ammesso e non concesso che il Tg1 abbia usato toni allarmistici in un servizio di 2 minuti, ci sono sempre da recuperare 50 anni di silenzio delle nostre classi dirigenti.
Non vorremmo che certi atteggiamenti fossero il preludio di un processo di normalizzazione, un tentativo di ritornare al torpore degli anni scorsi senza nemmeno i benefit del passato. Del silenzio ultradecennale, delle complicità, delle connivenze che per mezzo secolo hanno governato questo territorio riducendolo allo stato asfittico e catatonico in cui si trova, nessuno sembra ricordarsi. Anzi, se qualcuno dà prova di memoria oppure dimostra di saper ragionare autonomamente, viene bollato come catastrofista e screditato.
Il Comune potrebbe fare molto per migliorare l’immagine della città invece di scrivere “lettere al direttore”. Asl, Arpa, Cnr dovrebbero rendere totalmente liberi, utilizzando il web, dati, studi epidemiologici, statistiche, per fornire ai cittadini adeguati strumenti di conoscenza diretta rispetto ad una realtà che ancora oggi, invece, ci viene narrata. Il mondo viaggia nell’era dell’opendata, ma a Taranto siamo nel più oscuro Medioevo.