Il lato bello
“Taranto, voglio tornare!”. L’appassionata lettera di un giovane emigrato…
Daniele lavora in Brasile. Ha 31 anni, è tarantino e ha deciso di rientrare. Ci prova, sta mandando curriculum per dare corpo alla speranza di rientrare. E ricominciare da qui, a casa. Quella che segue è la lettera appassionata, tutta la leggere, che un giovane di questo tempo ci ha mandato qualche minuto fa dall’America del Sud:
“Buonasera. No, non vi sto inviando un curriculum ma una piccola testimonianza per accendere i riflettori su un altro problema che affligge da anni il nostro territorio, di cui però sento e leggo parlare poco: i tarantini che vorrebbero, ma non possono tornare. Mi chiamo Daniele, ho 31 anni, vivo e lavoro in sud america da 6 anni ma sono nato a Taranto, in quel palazzo oggi fatiscente che un tempo ospitava la clinica Bernardini. Sono receptionist di hotel, ho lavorato in 3 alberghi a Roma e 4 qui in Brasile: tutte strutture ben diverse tra loro per target di ospiti e dimensioni. Una di queste è uno degli hotel boutique più famosi del Brasile. Nonostante non sia un medico o un ingegnere, mi son sempre sentito un cervello in fuga. In fuga da cassa integrazione, ambienti poco professionali (o per niente), stipendi in ritardo perché “mo non ti posso pagare”. Credo di aver inviato più di 40 curricula ad alberghi di tutta la Puglia prima di partire, ricevetti una sola risposta, cortese, che mi informava della mancanza di posizioni aperte in quel momento, da un famoso hotel di Corso Due Mari. Da quando sono partito ho constatato tramite i giornali on-line (vi leggo ogni giorno) che sono stati ristrutturati conventi, il museo è decollato, il castello fa il botto, e nuove strutture ricettive hanno aperto i battenti. E ogni volta, ogni novità in tal senso, mi dà un po’ di speranza.
Anche in provincia di Taranto sono stati inaugurati splendidi hotel boutique ricavati da antiche masserie, alcuni dei quali sembrerebbero dei luoghi di lavoro invidiabili. Anni di esperienza a parte, parlo inglese fluente, portoghese madrelingua (mi comunico perfettamente anche con persone di lingua spagnola), conosco due sistemi gestionali alberghieri, apprendo con facilità qualunque cosa sul campo (sì, perché sono un cervello). Tutti requisiti che mi hanno permesso di lavorare in 4 alberghi in Brasile senza risultare disoccupato neanche un giorno. Ho più anni di contributi qui che in Italia, pur lavorando da quando avevo 16 anni. Da una settimana ho cominciato a pensare che la mia esperienza qui sia giunta agli sgoccioli, e ho deciso di inviare nuovamente alcuni curricula a Taranto e dintorni: due in città vecchia, 5 a Matera, uno a Lizzano, uno a Manduria e uno a Pulsano. Tutti hotel con un’ottima fama on-line e quindi, si spera, capaci di considerare l’auto-candidatura di una persona con esperienza, ma che non è figlio, fratello o nipote di nessuno. Ovviamente nessuno mi ha risposto fino ad ora. Consideriamolo un investimento per il futuro, sperando che non mi abbiano cestinato all’istante. Non sono solo. C’è tanta gente che vorrebbe tornare ma non riesce, non solo per mancanza di lavoro ma anche per mancanza di cultura professionale. A volte il lavoro ci sarebbe pure, ma si piazza un incompetente per una promessa fatta a qualcuno. E chi ne fa le spese è sempre lui: il nostro territorio. Tornare a prescindere e rischiare di rimanere disoccupato per un numero indefinito di anni non è una opzione, e non lo è nemmeno andare a lavorare 12 ore in un bar per 600euro in un ambiente pieno di rabbia e frustrazione. Forse sto chiedendo troppo. Ma non mi sembra proprio. Non voglio credere che un paese come il Brasile che non riesce a dare una vita dignitosa a tanta gente, abbia più da offrirmi che la mia amata città.
Un saluto a tutti voi de La Ringhiera e ai lettori.
Abraços, Daniele”.
Foto: madeintaranto.org