Salute
Cartoline dall’Ilva di Taranto… aspettando ambiente e lavoro
Si fa presto a dire ambiente e lavoro, soprattutto quando si parla dello stabilimento Ilva di Taranto. E’ anche questa una forma di populismo, perchè nessuno (o quasi) spiega come raggiungere concretamente questo obiettivo. Ieri la retorica dell’ambientalizzazione ha visto protagonista il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nel suo intervento a Napoli. “Dobbiamo accettare la sfida che lavoro e ambiente non siano contrapposti – ha detto – è possibile difendere il lavoro, ambientalizzandolo”.
E se qualcuno non l’avesse capito il premier è stato ancora più chiaro: “Penso al caso dell’Ilva di Taranto – ha aggiunto – su cui il governo è impegnato, usando investimenti per rendere ambientalmente compatibili anche impianti nati in altri contesti storici. Dobbiamo rendere l’ambiente compatibile con la salute dei cittadini e non rinunciare al lavoro”. In verità, finora, degli interventi annunciati da luglio 2012 si è visto ben poco, quasi niente. Eppure da tre anni la fabbrica è gestita da commissari straordinari nominati dal Governo. Un pezzo dello Stato non è riuscito a fare ciò che gli aveva chiesto un altro pezzo dello Stato.
Su un punto il governo, anzi i governi che si sono succeduti in questi cinque anni, hanno tenuto in maniera inossidabile, come l’acciaio: garantire la produzione e rinviare i processi di contenimento dell’inquinamento. Interventi, sia chiaro, che ridurranno l’impatto ambientale, ma non lo elimineranno. E’ questo il punto. Tarantini condannati, sacrificati per tenere in piedi l’ultimo retaggio di un modello industriale ed economico ottocentesco. Uno stabilimento che a dicembre del 2017 emette dalle sue ciminiere quello che ci mostra l’ennesimo video di Fabio Matacchiera, presidente del fondo Antidiossina. Nulla di nuovo, purtroppo, un deja vù. Ma è proprio questo l’aspetto che preoccupa: all’Ilva di Taranto non cambia mai niente. Ecco il video.