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Mons. Santoro: “Primo, porre fine alla devastazione ambientale di Taranto”

Pubblicato | da Redazione

Governo, Regione Puglia, Comune di Taranto, sindacati, ambientalisti, operai, cittadini. Lavoro, salute, produzione, sviluppo, benessere. Interessi e opinioni diversi. Ma qual è la priorità, oggi per Taranto? Una risposta forte e autorevole arriva dall’arcivescovo del capoluogo ionico. Mons. Filippo Santoro ha parlato questa sera nella Basilica di San Martino, a Martina Franca, durante l’incontro su “il meeting è la risposta immediata al messaggio di Papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale della Pace”. Un messaggio rivolto al ministro degli Interni Marco Minniti, presente all’incontro. Come sua consuetudine, l’alto prelato è intervenuto sui fatti di questi giorni che attengono le sorti del centro siderurgico e di Taranto. Ecco cosa ha detto.

“Non sta a me entrare nella disputa tra Governo ed enti locali ma desidero ribadire, circa la vertenza che si è aperta in questi giorni nella città di Taranto, che il mio unico interesse è il bene della gente e la rinascita del nostro territorio, spesso lasciato nell’incertezza circa il suo presente ed il futuro. Specificamente sulla questione dell’Ilva confermo che il primo problema è porre fine alla devastazione ambientale e che sia seriamente preso in considerazione da parte del Governo e del nuovo acquirente il danno sanitario. In secondo luogo, che sia rispettato e garantito il lavoro dei dipendenti dell’azienda e delle ditte che lavorano nell’indotto. Infine che, come segno di concreto di una risposta forte all’impatto inquinante si dia inizio a partire dai primi di gennaio 2018 alla copertura dei parchi minerali. Gli allarmi Wind days sono indegni di un paese civile, inaccettabili, non possiamo tollerarli oltre”.

Poi mons. Santoro ha espresso un auspicio. “Che tutte le parti in causa si siedano intorno a un tavolo lasciandosi alle spalle orgoglio e strategie e lavorino nell’interesse esclusivo della città, degli operai, dei residenti tutti. Ci sono già stati 12 decreti; non farebbe male un intervento governativo questa volta condiviso dalla popolazione. Io continuo ad avere fiducia perché le persone di buona volontà, possano ritrovarsi unirsi per essere costruttori di bene e di bello”.

Rivolgendosi direttamente al ministro, l’arcivescovo ha ricordato la generosità dei tarantini. “Onorevole Ministro, amici tutti, qui non disquisiamo di cose che leggiamo sui giornali, ma il mondo della povertà, della guerra, ha bussato e continua a bussare in terra ionica – ha detto – e lì dove la talvolta farraginosa macchina burocratica rischiava di rimanere muta di fronte a bocche da sfamare nell’imminente, a cure impellenti e a qualche carezza che la burocrazia non può dare, ha parlato il cuore dei tarantini, di tante persone generose, di associazioni, di tanta gente di buona volontà. Un cuore che dobbiamo necessariamente non lasciare isolato. Perché abbiamo bisogno di rimanere umani e la carità ci rende più uomini e più donne.
Mi ha colpito la generosità dei tarantini perché nonostante la difficoltà non si sono tirati indietro. Difficoltà che sono sotto gli occhi di tutti, di un’intera Nazione e che a Lei, onorevole Ministro, chiedo di ascoltatore e di farsi latore della grave preoccupazione della mia gente presso il Governo”.