Skip to main content

Scuole chiuse a Tamburi, il post indignato della preside

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Chi è nato a Tamburi paga dazio due volte. Non che il vento forte risparmi l’intera città e parte della provincia (tutt’altro) ma chi vive a Tamburi paga due, tre, quattro volte di più il tributo alla necessità produttiva, all’azione di una fabbrica in nome della quale undici decreti governativi (avallati sempre dal Parlamento, a maggioranza, dal 26 luglio 2012 ad oggi) hanno sancito l’ineluttabilità del destino di decine di migliaia di italiani evidentemente meno italiani degli altri: veleno in cambio di pane (?).

Oggi i bambini del quartiere Tamburi, per effetto del regolamento win days che impedisce alcune attività ma di certo non può tappare le vie respiratorie per strada o in casa, non sono andati scuola. Una presa d’atto del malessere cronico che colpisce una fetta di popolazione: se c’è vento meglio starsene a casa, al riparo dalle polveri dannose per la salute e per l’ambiente.

Sulla sua bacheca Facebook, la preside della scuola Vico-Deledda poco fa ha pubblicato un banner inequivocabile. Elisabetta Scalera invita i tarantini a condividerlo. Fatto.